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Le Vostre Domande

Azionisti Popolare di Bari, come fare ricorso

La risposta a un lettore che riaccende l'attenzione sul caso delle azioni impossibili da vendere...

Redazione FR
mercoledì 4 ottobre 2017 15:50

La nuova segnalazione di un lettore offre lo spunto per tornare sul caso della Banca Popolare di Bari e delle azioni BPB "impossibili" da vendere sul "borsino" Hi Mtf. In questo caso si tratta di una azionista che ha ereditato la quota e interroga Finanza Report sulle possibili vie di uscita. Risponde Carmelo Catalano.


"In seguito al decesso di mio padre, avvenuto nell'aprile del 2015, sono entrato in possesso di un pacchetto azionario della Banca Popolare di Bari e da allora - trascorsi più di due anni -, non sono riuscito, come tanti altri azionisti, a vendere le azioni in mio possesso. Ho letto il Vs articolo sull'argomento, compresa la parte in cui si specificava che in altro articolo avreste dispensato qualche consiglio agli azionisti su quali dovessero essere le migliori strategie per tentare di rientrare in possesso del controvalore investito. Per questo mi permetto, se mi è concesso, di chiedervi qualche utile suggerimento in tal senso".
Dott. Pierfrancesco Impedovo


Al gentile lettore che ci chiede qualche utile suggerimento relativo alle azioni della Banca Popolare di Bari ereditate dal padre, non possiamo che fornire indicazioni di carattere generale. Infatti, come più volte detto, risposte mirate possono essere date solo in base all'esame della situazione specifica, quale risulta dalla documentazione contrattuale e dalla ricostruzione fattuale del profilo dell'investitori. Reiteriamo, quindi, l'invito ai lettori, al fine di ottenere una risposta mirata, di fornire una descrizione puntuale della fattispecie sottoposta al nostro esame, allegando ove possibile la documentazione richiamata nel quesito.

Pertanto le considerazioni che seguono sono molto estese proprio perché di carattere generale. La prima cosa che il gentile lettore dovrebbe fare è quella di reperire, attraverso una richiesta alla Banca ove la documentazione non fosse nella disponibilità del lettore, tutta la documentazione relativa all'acquisto delle azioni effettuato dal compianto genitore. Vale a dire scheda e classificazione MIFID, profilo di rischio, composizione quali quantitativa del patrimonio mobiliare e sua evoluzione temporale.

Inoltre va accertato se le azioni sono state acquistate sul primario, cioè in sede di aumento di capitale, o sul secondario, cioè sul mercatino interno della BANCA e nell'ambito di quale servizio di investimento (di consulenza, pensiamo, ma è bene accertarlo formalmente). Una volta ricostruito con completezza quanto sopra suggeriamo al lettore di verificare il rispetto da parte della BANCA delle indicazioni contenute nella COMUNICAZIONE CONSOB N. 9019104 DEL 2 MARZO 2009 "il dovere dell'intermediario di comportarsi con correttezza e trasparenza in sede di distribuzione di prodotti finanziari illiquidi" e, in particolare i punti da 3.4 a 3.11.

Alla luce delle risultanze dell'analisi consigliamo al lettore di inoltrare uno specifico reclamo alla BANCA, contenente la richiesta specifica di un risarcimento del danno, che è possibile quantificare in una misura determinata sulla base della differenza tra il prezzo di acquisto delle azioni e il probabile valore di mercato quantificato in € 2,27.

In caso di mancata risposta o di risposta negativa, il lettore potrà rivolgersi all'Arbitro Finanziario Consob (ACF), come indicato nella parte terminale di questa risposta ai lettori. E dovrà farlo valorizzando nel corpo del ricorso i principi emersi dalle decisioni già emanate dall'ACF e, in particolare, nel caso specifico il seguente principio «la condotta dell'intermediario può senz'altro considerarsi come un comportamento che ha indotto la ricorrente a concludere un investimento in azioni che altrimenti non avrebbe concluso, e che essa possa, dunque, essere ascritta al paradigma dei comportamenti integranti artifizi e raggiri idonei a determinare l'annullabilità del contratto per dolo determinante».

Per completare l'esame del quadro sottostante alla questione specifica aggiungiamo che l'ACF ha affermato che nella valutazione del rispetto della normativa in materia di investimenti occorre prestare attenzione ai profili fattuali sottostanti le singole operazioni e al comportamento concreto tenuto dell'intermediario, aspetti che prevalgono sul mero rispetto dei requisiti formali.

Al proposito richiamiamo la decisione numero 50/2017 ACF: "Tuttavia, come si è già avuto di affermare da parte di questo Collegio in occasione di fattispecie analoghe, la mera predisposizione e messa a disposizione di un prospetto informativo, salvo che per gli OICR aperti ex art. 33 del Regolamento Intermediari, non è sufficiente a far ritenere che siano stati compiutamente soddisfatti gli obblighi informativi gravanti sull'intermediario, trattandosi di documento predisposto dall'emittente nei riguardi della generalità degli investitori potenzialmente interessati. Invece, gli obblighi di informazione imposti all'intermediario che presta un servizio di investimento a favore della clientela al dettaglio si pongono su un piano diverso in quanto funzionali a servire al meglio l'interesse del singolo cliente, anche in considerazione delle sue caratteristiche soggettive, il che richiede un grado di diligenza ben superiore e che non può esaurirsi, sic et simpliciter, nella messa a disposizione del prospetto informativo relativo all'emissione.

Nel caso esaminato dall'ACF la BANCA si era difesa sostenendo che il cliente aveva sottoscritto la scheda di adesione al prodotto finanziario, che richiamava il prospetto informativo, ritenendo con ciò di avere assolto ai sui obblighi informativi. Ma l'ACF, al contrario, ha ritenuto, nella decisione richiamata, che la sottoscrizione della scheda di adesione non è sufficiente per ritenere che la BANCA abbia assolto ai suoi obblighi valorizzando al meglio il principio generale del TUF relativo all'inversione dell'onere della prova: "A questo si aggiunga che l'intermediario non ha dimostrato di avere informato adeguatamente il ricorrente delle caratteristiche e dei rischi dello specifico investimento proposto, essendosi sostanzialmente ed unicamente limitato a fare riferimento ai prospetti informativi richiamati dalla scheda di adesione sottoscritta dal cliente."

Nel caso delle azioni della BANCA POPOLARE DI BARI siamo in presenza di prodotti illiquidi, a rischio elevatissimo (azioni), e per di più collocate e/o fatte acquistare a prezzi notevolmente superiori rispetto al probabile valore di mercato delle azioni stesse, come evidenziato dalla stessa Banca nei prospetti informativi, senza che si capisca perché un investitore dovesse preferirle rispetto ad investimenti simili, ma comparativamente molto più convenienti.

Inoltre, come già evidenziato nell'articolo, al di là dei rilievi formali, è probabile che la BANCA nel collocare le azioni abbia fatto leva su alcuni punti, valorizzando al massimo alcuni contenuti della scheda prodotto e cioè:

a) La stabilità del prezzo di vendita ("Nella proposta di negoziazione devono essere formulate, e sono di conseguenza regolate, sulla base del prezzo stabilito annualmente dall'Assemblea dei Soci che approva il bilancio ai sensi di quanto stabilito dall'Art 6 dello Statuto Sociale. Non vi sono limiti quantitativi all'immissione di proposte sul "Sistema di negoziazione interno". Si fa presente che il prezzo fissato dall'Assemblea dei Soci del 19 aprile 2015 altresì valido per l'esecuzione degli ordini di compravendita è pari a euro 9,53.");

b) La tempistica dello smobilizzo individuata, sulla scorta, dell'esperienza storica, in un massimo di 90 giorni ("Dall'avvio del sistema interno, nessun ordine di vendita è stato evaso con tempi di attesa superiori a 90 giorni, al netto degli eventuali giorni di sospensione delle negoziazioni nei casi previsti dal Regolamento.").


Dott. Carmelo Catalano



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