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News e Analisi

Addendum Bce: che cos'è e cosa rischiano le banche

Sta per scadere la consultazione pubblica sulle nuove linee guida di Francoforte in tema di crediti deteriorati

Carmelo Catalano
martedì 5 dicembre 2017 13:25

Danièle Nouy, responsabile del comitato unico europeo di vigilanza bancaria
Danièle Nouy, responsabile del comitato unico europeo di vigilanza bancaria

Per le banche europee, e quelle italiane in particolare, si profila una nuova resa dei conti. Lo scorso 4 ottobre la Bce ha pubblicato il cosiddetto addendum alle linee guida sugli Npl (crediti deteriorati). La bozza è stata sottoposta a consultazione pubblica e il termine è fissato venerdì prossimo 8 dicembre.

Questo addendum ha suscitato subito un vespaio di polemiche, soprattutto in quei Paesi, come l'Italia, nei quali il livello di Npl (Non performing loans) è molto elevato e il credito al settore privato costituisce la gran parte degli impieghi delle banche.

Ma che cos'è l'addendum della Bce?

Prima di addentrarci nell'analisi è bene evidenziare subito due aspetti sostanziali per inquadrare la problematica:

1) La Bce intende ricondurre il peso dei crediti deteriorati delle banche sul totale al 5%, e intende farlo rapidamente; sul breve periodo potrebbe esserci una soglia di "tolleranza" al 10%.

2) L'addendum è una sorta di lettera al sistema bancario italiano, che detiene circa il 25% dei crediti deteriorati dell'intera Unione Europea; Le critiche hanno investito l'addendum sotto due profili:

a) il profilo tecnico per i criteri molto stringenti per la valutazione dei crediti deteriorati, non in linea con i principi contabili;

b) il profilo giuridico con la Bce che è stata accusata di avere agito al di fuori delle proprie specifiche competenze, cioè di avere invaso il campo proprio del regolatore, fissando nuove regole in materia di valutazione dei crediti.

Vediamo in cosa consiste questo addendum per poi fare delle considerazioni di carattere più generale sulle finalità che la Bce si prefigge di raggiungere.

Finalità dell'addendum

L'addendum contiene linee guida quantitative concepite per promuovere, in futuro, prassi di accantonamento più tempestive in materia di Npl. Esso integra gli aspetti qualitativi affrontati a suo tempo nelle linee guida sugli Npl pubblicate a marzo 2017. L'addendum indica le aspettative della Bce in materia di copertura degli Npl. In pratica le banche dovrebbero arrivare alle coperture integrale degli Npl dopo sette anni o dopo due anni dall'iscrizione a credito deteriorato (sia esso sofferenza o incaglio), a seconda che si tratti di crediti garantiti o non garantiti.

Ambito di applicazione dell'addendum ed entrata in vigore

L'addendum si applica in maniera non vincolante a tutte le banche sottoposte alla vigilanza della Bce. Le aspettative sui livelli minimi di accantonamento prudenziale si applicheranno a tutte le nuove esposizioni classificate come deteriorate, sia le sofferenze che gli incagli (inadempienze probabili e crediti scaduti) in linea con la definizione dell'ABE a partire dal 1° gennaio 2018. Ma la Bce ha lasciato chiaramente intendere che le aspettative diverranno in qualche modo vincolanti, e si applicheranno anche alle esposizioni classificate come deteriorate prima del 1 gennaio 2018.

Infatti eventuali scostamenti da quanto indicato nell'addendum devono essere adeguatamente motivati dalle banche con frequenza annuale. BCE ha chiarito che non tollererà comportamenti devianti rispetto alle aspettative a meno che non risulti che il debitore non effettui, in modo verificabile, regolari pagamenti parziali che corrispondono a una frazione significativa dei pagamenti originariamente stipulati per contratto".

Profili giuridici Addendum e rapporto con i principi contabili di valutazione dei crediti

La Bce difende la legittimità dell'addendum indicando puntualmente specifiche norme che prevedono espressamente che la Bce debba fornire agli operatori indicazioni puntuali in merito alle proprie aspettative qualitative e quantitative, e che l'addendum si inquadra in questo contesto, cioè non introduce nuove regole.

Nel caso in cui i principi contabili portino a un valore del credito superiore a quello derivante dall'applicazione dell'addendum, il credito andrà valutato al maggior valore, ma la Bce si attende che la Banca di sua iniziativa deduca la differenza dal CET1, cioè dal capitale primario, con effetti sostanzialmente analoghi sul patrimonio di vigilanza.

Chiarimenti successivi della Bce

Durante un`audizione pubblica la presidente Nouy ha, inoltre, chiarito che:

a) l`introduzione del calendar provisioning (tempistica per gli accantonamenti) potrebbe essere rinviata, ma al massimo di qualche mese;

b) saranno soggetti al calendar provisioning i nuovi NPE derivanti anche dagli impieghi già esistenti;

c) L'obiettivo finale del regolatore è far convergere tutte le banche europee ad un gross NPE ratio del 5%;

d) Il focus è su NPE, quindi non si farà differenza tra incagli (UTP) e sofferenze (NPL);

e) La Bce darà un certo margine di tempo alle banche che dimostreranno di voler affrontare in modo serio il tema dello stock di NPE, probabilmente al massimo un paio d`anni;

f) La Bce è fortemente contraria alla rinuncia (waiver) automatica all`aumento della stima di perdita in caso di default (LGD) su tutto il portafoglio quando la banca vende in perdita degli Npl. La Bce è quindi contraria all`automatismo e vuole un`analisi caso per caso.

Che cosa accadrà allora?

Secondo alcune stime qualora venisse applicata la modifica alle linee guide sugli Npl i maggiori accantonamenti per le banche italiane vigilate dalla Bce, calcolati ipotizzando invariato il tasso di decadimento del credito, sarebbero pari a circa 10 miliardi di euro. Si tratta di cifre elevate, che comporteranno un calo del ROTE nell'ordine dello 0,6%/0,8%, ma gestibili in termini di patrimonio, salvo casi particolari, senza dover ricorrere ad aumenti di capitale. Le banche più toccate sono quelle che presentano un rapporto più elevato, e in particolare Banco Bpm, Bper e Ubi Banca. Più difficile stimare le conseguenze in termini strutturali, cioè di razionamento del credito. L'effettiva entità dipenderà più che altro dalle "reazioni degli operatori", cioè dalle politiche gestionali e degli impieghi delle singole banche.

Vista in astratto la proposta della Bce appare una proposta di buon senso. Calata nella realtà essa, invece, appare eccessiva, mal tarata quanto a tempi, e basata su un approccio ideologico e pregiudiziale. Di fondo c'è un giudizio negativo sulla struttura di quei sistemi bancari come quello italiano che, per motivi derivanti dalla storia finanziaria, risultano strutturalmente molto esposti al rischio di credito (gran parte dell'attivo è composto da prestiti diretti a imprese e famiglie) e al rischio sovrano (titoli di Stato).

Ed è questo l'aspetto più preoccupante. Il rischio concreto è che le banche riducano significativamente i flussi di finanziamento all'economia, specialmente i crediti non garantiti. Senza che ci siano canali di finanziamento alternativi già sperimentati e pronti all'uso. Il rischio, insomma, è che il credito defluito dal sistema bancario non affluisca in maniera efficiente all'economia attraverso altri canali. Con le conseguenze che si possono facilmente intuire.



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