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News e Analisi

Aston Martin sfida Ferrari (in Borsa)

La casa di Gaydon punta a replicare il successo del Cavallino Rampante. Possibile Ipo a Londra nel 2018

Redazione FR
venerdì 19 maggio 2017 11:18

Il successo in Borsa di Ferrari ingolosisce Aston Martin, casa automobilistica britannica nota per aver fornito le auto guidate da James Bond in quasi tutti i film della celebre spia nata dalla penna di Ian Fleming. Secondo le ultime indiscrezioni lanciate dall'agenzia di stampa Bloomberg, Aston Martin potrebbe valutare un'offerta pubblica iniziale già per il prossimo anno per sfruttare l'onda lunga generata tra gli investitori da Ferrari, unico grande produttore di auto di lusso per il momento presente su un listino azionario.

Al momento non sembra siano state prese decisioni formali in merito all'iter di quotazione, probabilmente sulla Borsa di Londra, ma resta il fatto che l'ipotesi dell'Ipo aleggia da tempo sulla testa del produttore di Gaydon, nella contea inglese del Warwickshire, attualmente controllato dalla società di investimenti Investindustrial di Andrea Bonomi con il 37,5% del capitale e partecipato dagli investitori kuwaitiani Investment Dar e Adeem Investment Co..

Una decisione sull'iter di quotazione potrebbe essere presa dopo l'approvazione dei risultati finanziari del 2017 ma per il momento non ci sono conferme. Per un portavoce il management e' "concentrato al 100% sul piano aziendale" e pertanto "qualsiasi questione relativa alla futura struttura o proprietà della società è di pertinenza dei nostri azionisti".

"Investindustrial non sta lavorando ad un'Ipo. Le banche spesso vengono da noi e dai nostri partner per presentare idee al fine di posizionarsi per potenziali mandati futuri", ha dichiarato una portavoce della società italiana di private equity. "Qualsiasi decisione futura riguardante un'Ipo sarà un problema per gli azionisti e per il consiglio di amministrazione di Aston Martin".

Al di là delle smentite di prassi, è evidente come le banche d'affari, probabilmente le stesse ( JpMorgan Chase, Deutsche Bank e Goldman Sachs Group) protagoniste dell'emissione a marzo di un bond da 550 milioni di sterline, stiano lavorando ad un dossier che trova le sue radici nel successo di Ferrari in Borsa. Da quando la casa di Maranello è sbarcata nell'autunno del 2015 sul New York Stock Exchange il suo titolo ha guadagnato oltre il 60% arrivando, sulla base delle chiusure di ieri, ad una capitalizzazione di ben 14,7 miliardi di euro, contro i quasi 14,4 miliardi della sua ex controllante Fca, a dimostrazione del successo della corsa del Cavallino Rampante in Borsa anche grazie ai continui record sul fronte dei risultati finanziari. Attualmente Ferrari scambia ad un multiplo di ben 14 volte l'Ebitda stimato per il 2017, multiplo questo più vicino ai valori di grandi realtà del lusso del calibro di Hermes e non certo a quelli del settore auto.

Del resto Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fca nonchè presidente e a.d. della stessa Ferrari, ha puntato sin dall'avvio del processo di quotazione della Casa di Maranello a valutazioni da titolo del lusso e a distanza di poco meno di due anni l'obiettivo sembra essere stato raggiunto in pieno.

Il successo del titolo Ferrari non poteva passare inosservato dalle parti di Gaydon o tra i suoi azionisti. Sulla base degli attuali valori del Cavallino Rampante, la casa inglese potrebbe spuntare una valutazione di ben 2,3 miliardi di sterline (3 miliardi di dollari) secondo i calcoli di Bloomberg anche se non vanno dimenticate le differenze sostanziali tra le due società. Ferrari è tra i marchi automobilistici più noti al mondo, nonché una leggenda dell'automobilismo mondiale non solo per i successi sportivi. Aston Martin, nonostante i piani di espansione simbolizzati dalla decisione di costruire in Galles un secondo stabilimento per produrre un Suv sempre escluso dalle strategie di Maranello, è sì nota ma ha dimensioni decisamente inferiori con circa 4 mila veicoli venduti all'anno, meno della metà delle consegne di uno dei simboli della Motor Valley emiliana.

L'Ipo della casa di Gaydon, sul tavolo degli azionisti da almeno il 2011 e poi cancellata per l'ingresso nel capitale di Investindustrial l'anno successivo, potrebbe rappresentare una via di uscita soprattutto per i soci kuwaitiani e ancor di più un modo per capitalizzare le attuali strategie di espansione e diversificazioni in campo come gli yacht, l'immobiliare e la moda e l'attuale andamento positivo delle vendite. Aston Martin sta infatti beneficiando del successo della DB11 e per il 2017 ha previsto di registrare un Ebitda tra 160 e 165 milioni di sterline, contro i 101 milioni del 2016.



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