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News e Analisi

Banche italiane in fuga dai Btp

Secondo i calcoli di Jefferies solo a giugno venduti 20 miliardi di titoli pubblici in vista dell'eliminazione graduale degli acquisti Bce

Mirko Molteni
giovedì 10 agosto 2017 11:22

Il governatore della Banca Centrale Europea Mario Draghi
Il governatore della Banca Centrale Europea Mario Draghi

Stando a un'analisi di Jefferies, rilanciata dal Financial Times, le banche italiane temono che in autunno la Banca Centrale Europea faccia retromarcia sul quantitative easing, ovvero l'acquisto di titoli di Stato, con la probabile conseguenza di farne calare il prezzo e aumentare il rendimento. Ciò le starebbe spingendo, in prospettiva, a vendere Btp.

Nel solo giugno, rivela la ricerca, le banche italiane hanno venduto Btp per 20 miliardi di euro, più che raddoppiando le analoghe vendite di maggio, che erano sui 9,4 miliardi. L'esposizione del sistema bancario verso i titoli di Stato italiani si è ridotta in quei due mesi del 7,2%. Anche nel resto d'Europa c'è stato un fenomeno simile, con vendite di titoli statali per 46 miliardi di euro in giugno.

L'autore della ricerca, Marcel Alexandrovich sostiene che "gli investitori domestici stanno riducendo le loro partecipazioni nel debito sovrano mettendo ciò che incassano nei conti della Banca d'Italia, i cui depositi sono cresciuti di 22 miliardi nello stesso periodo e di 50 miliardi dall'inizio dell'anno".

E' vero che ancora a luglio la Bce guidata da Mario Draghi ha comprato 9,6 miliardi di debito pubblico italiano, definito "il più alto livello dall'inizio del quantitative easing", ma si tratterebbe di uno degli ultimi exploit del genere prima che l'istituto comunitario decida di cambiare rotta.

La Bce potrebbe dare segnali più precisi già al meeting del 7 settembre o magari in ottobre a seconda anche di come si muoverà l'americana Federal Reserve. Fra non molte settimane, insomma, si vedranno le intenzioni del governatore della Bce Draghi e dei suoi assistenti. Gli esperti tuttavia ritengono che comunque nel 2018 dovrebbe rallentare l'acquisto di Btp da parte Bce, con quegli effetti di basso prezzo e alto rendimento che creerebbero problemi di bilancio alle banche.

Attualmente le banche italiane possiedono in totale 365,8 miliardi di euro del debito pubblico del Belpaese, circa 50 miliardi in meno di un anno fa. Per fare alcuni esempi, Poste Italiane detengono 118 miliardi, Intesa Sanpaolo è scesa da 86,5 a 84,5 miliardi, Banco Bpm, circa 29 miliardi dopo averne ceduti 2,7, Monte Paschi sta sui 20 miliardi, Unicredit sui 58 miliardi, mentre Ubi ha ridotto da 16,5 a 11,9 miliardi. I timori su una stretta della Bce hanno spinto a luglio i rendimenti sui Btp decennali al massimo annuale del 2,33%, ora sceso poco sotto il 2%.



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