Informativa

Per migliorare il nostro servizio, la tua esperienza di navigazione e la fruizione pubblicitaria questo sito web utilizza i cookie (proprietari e di terze parti). Per maggiori informazioni (ad esempio su come disabilitarli) leggi la nostra Cookies Policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.

OK X
Skin ADV
Home



News e Analisi

Banche, un 2018 pieno di rischi

Tra incertezze politiche e minacce della Bce il prossimo rischia di essere un altro anno pieno di difficoltà per un settore bancario dimostratosi ben poco solido rispetto alle dichiarazioni di politici e banchieri

Rosario Murgida
mercoledì 20 dicembre 2017 16:05

Il 2018 si prospetta come un anno ancora difficile per il comparto bancario. Già il 2017 non passerà di certo alla storia ma anche quello prossimo rischia di riservare sorprese negative più che positive.

I fattori di rischio sono molteplici e, paradossalmente, crescenti per un settore considerato, a torto, solido e rivelatosi in realtà pieno di problemi. Del resto il 2017 ha fatto esplodere in tutta la sua virulenza le difficoltà di diverse banche dai piedi di argilla. E senza l'intervento dello Stato oggi si parlerebbe di ecatombe. Agli azionisti e ai risparmiatori sono stati imposti durissimi sacrifici per salvare un numero forse troppo elevato di banche, ma ora, come si suol dire, c'è ancora da tenere alta l'attenzione.

Tra il 2016 e il 2017 c'è stato un continuo fiorire di notizie negative sullo stato di salute del comparto. L'elenco delle banche salvate è ormai lungo e non è detto che non rischi di allungarsi. Fino a poco tempo fa il mantra era solo uno: il sistema bancario italiano è solido. Poi sono arrivate le difficoltà delle 4 casse di risparmio, delle popolari venete, di Mps, di Carige e, infine, di Creval. Senza dimenticare il maxi aumento di capitale di Unicredit, le polemiche sui salvataggi, le difficoltà di vario genere e grado sugli aumenti di capitale e il tira e molla tra Roma e i funzionari della Bce e della Ue.

E per il 2018 lo scenario non è certo roseo e infatti l'andamento dei titoli bancari quotati in Borsa non lascia presagire nulla di buono come dimostrato per esempio nell'ultima settimana dal calo del 6,5% dell'indice di settore. Il comparto è stato il più penalizzato dai realizzi degli ultimi mesi e lo è stato per fattori non solo endogeni, come le ricapitalizzazioni di Carige e Creval, ma anche, se non soprattutto, esogeni.

Una delle minacce più pericolose è arrivata dopo l'estate da Francoforte e tra pochi mesi avrà un seguito di non poco conto. La Bce, nonostante la politica europea lanci avvertimenti un giorno sì e uno no, sembra volere andare avanti con la sua linea dura sul fronte della gestione degli Npl con l'ormai famoso addendum che rischia di causare ulteriori danni a quelle banche italiane accusate per esempio di essere troppo prudenti nello smaltimento delle sofferenze. E' il caso di Ubi per esempio, ma questo non significa che l'irrigidimento delle regole non possa avere un impatto su altri istituti alle prese con altre questioni da portare avanti. Molte Bcc, per quanto non sottoposte alla vigilanza europea, potrebbero pagare le conseguenze di eventuali normative restrittive imposte a banche di maggior importanza. E proprio le banche di credito cooperativo hanno altre gatte da pelare visto che sono alle prese con la necessità di adeguarsi alle riforma voluta dal governo Renzi.

L'ormai famoso addendum rischia di avere dunque conseguenze pesanti soprattutto se passerà la linea dura annunciata dall'Eurotower: svalutazioni automatiche degli Npl per un valore pari al 100% dell'ammontare per i crediti deteriorati non garantiti dopo due anni e per quelli garantiti dopo sette anni.

In caso di il via libera non è escluso che qualche banca non debba tornare a chiedere risorse al mercato e le italiane saranno ovviamente in prima fila visto l'enorme ammontare di Npl. Certo le operazioni di dismissione ormai fioccano a ritmo sostenuto ma, senza una ripresa economica solida, rischiano di non produrre gli effetti sperati. E proprio sulla ripresa incombe un fattore di incertezza da non sottovalutare: le prossime elezioni politiche con il rischio di uno stallo governativo oppure con l'ascesa al potere di partiti considerati dai mercati troppo populisti come Lega e M5S. Da ora e fino al turno elettorale la relativa incertezza e le paure degli investitori rischiano di produrre conseguenze dirette sulle banche. L'eventuale aumento dello spread causato dalla vendita dei bond governativi italiani avrebbe infatti un peso sui bilanci degli istituti di credito tricolori, più volte accusati di averne troppi in pancia.

Insomma si delinea per l'anno prossimo un quadro di forte incertezza per le banche. E in questo quadro si va ad innestare un'ulteriore minaccia solo all'apparenza di poco conto. Il Creval sarà anche una banca relativamente piccola e il suo aumento di capitale di ammontare non troppo elevato, ma già l'annuncio della ricapitalizzazione ha giocato un ruolo non marginale nello spingere al ribasso i titoli quotati a Piazza Affari. L'operazione di rafforzamento non dovrebbe affrontare problemi ma dopo il biennio 2016/17 l'incertezza regna sovrana.



Testata giornalistica registrata al Tribunale di Monza - Copyright © 2018 Tutti i diritti riservati
AM FACTUAL SRLS C.F. 09708930962
Privacy