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News e Analisi

Banche venete, Intesa punta alla good bank?

Il governo "assume" Rothschild, la banca d'affari al lavoro. Scenario sempre più complicato

Mirko Molteni
lunedì 19 giugno 2017 11:52

Strada in salita per il caso Veneto Banca e Popolare di Vicenza, per il cui salvataggio, a evitare il bail in, lo Stato inizia a vedere notevoli difficoltà rispetto all'ipotesi fino a pochi giorni fa prevalente di puntellarle per oltre 5 miliardi, ovvero la maggior parte dei 6,4 miliardi necessari, tolti gli 1,25 miliardi che secondo l'Unione Europea dovranno spettare esclusivamente a privati. Il Ministero del Tesoro inizia a dubitare, tanto da affidarsi ora agli esperti di Rothschild, "assunti" in ciò che appare ormai un delicato risiko finanziario più che un'inziativa politica da concordare con l'Ue. A riprova che si profila un aggiustamento assai più complesso del previsto.

Il Governo ha del resto sospeso per decreto il pagamento del bond di Veneto Banca, che sarebbe stato in scadenza dopodomani, 21 giugno. Cosa abbastanza insolita, che conferma l'eccezionalità del caso. Il rinvio è stato subito approvato dalla Commissione Europea, la quale ha così avvallato la ricerca di una soluzione più praticabile, che però richiede più tempo.

Il Ministero è preoccupato poiché sul versante della cordata privata, quella da 1,25 miliardi, per ora praticamente solo Intesa Sanpaolo sembra aver garantito un certo interesse, molto più della defilata Unicredit. Ma anche in Intesa prevalgono le perplessità. Mercoledì gli esperti di Intesa dovrebbero tenere un vertice per valutare il da farsi. Anche se l'onere finanziario è alla sua portata, la banca teme che non ci siano sufficienti garanzie da parte dello Stato, e in genere garanzie che il gioco valga la candela. Altro timore di Intesa è che la Banca centrale europea, a sua volta, chieda alla banca soccorritrice un aumento di capitale per far fronte all'incombenza, il che ne scombinerebbe il piano industriale. E la politica di dividendi sui cui l'amministratore delegato Carlo Messina non vuole certo fare marcia indietro.

Intesa starebbe valutando fra le ipotesi l'acquistare solo Veneto Banca e lasciando al suo destino Popolare di Vicenza, ma anche in questo caso l'impegno finanziario sarebbe troppo pesante. Un'altra soluzione che si sta profilando sembra essere la suddivisione del boccone indigesto fra una "good bank" e una "bad bank", cioè da una parte tutti gli asset sani delle due banche venete, eventualmente unite in una "Nuova Banca Veneta" di cui si vocifera, e dall'altra parte concentrare nell'istituto "quarantena" tutti i crediti deteriorati delle suddette.

Intesa potrebbe essere disposta ad acquistare la good bank e ci sarebbe già un possibile acquirente della bad bank, il gruppo Fortress che ha già fatto esperienza con le pecche di Monte Paschi. Questa soluzione sarebbe gradita alla BCE perché in tal caso l'intervento dello Stato si minimizzerebbe, concentrandosi soprattutto sul supporto agli esuberi degli istituti, per i quali Roma contribuirebbe con un fondo da 800 milioni.

Si cerca di arrivare a una soluzione entro la fine di questa settimana, per evitare che il bubbone peggiori, e tenuto conto che le dimensioni del possibile crack dei due istituti veneti, esposti per 30 miliardi di crediti concessi soprattutto nel loro Veneto, sono già state paragonate a una specie di "Grecia" gravante sul Nordest d'Italia.



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