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News e Analisi

Bce, conto alla rovescia per la fine del Qe: Germania sorride, l'Italia no

La questione sarà sul tavolo del meeting in agenda il prossimo 14 giugno. Ma la ripresa è a due velocità. E i Btp sono nel mirino delle vendite

Stefano Neri
mercoledì 6 giugno 2018 11:00

Il conto alla rovescia per la fine del Qe è partito. La questione sarà infatti sul tavolo del meeting in agenda il prossimo 14 giugno. A confermarlo è stato stamani il consigliere della Bce Peter Praet.

La reazione sul mercato è già evidente: i bond sono venduti (in particolare quelli italiani, con lo spread che si allarga) mentre l'euro è in risalita.

Il programma di acquisto titoli (attualmente al ritmo di 30 miliardi mensile) dovrebbe terminare a settembre, ma solo un mese fa la Bce si era mostrata prudente a riguardo. Ora riprende quota l'idea di accelerare.

"E' chiaro che la prossima settimana il consiglio direttivo dovrà fare questa valutazione, se i progressi fatti finora sono stati tali da richiedere una graduale uscita dai nostri acquisti netti", ha detto il membro del comitato esecutivo della Bce, confermando le indiscrezioni secondo cui la riunione del 14 giugno (che si svolgerà in trasferta a Riga, in Lettonia) discuterà la tempistica per l'uscita dal quantitative easing.


Praet, che è anche capo economista della banca centrale europea, è andato però oltre. "Gli indicatori - ha spiegato - mostrano che la convergenza dell'inflazione verso il nostro obiettivo sta migliorando". Inoltre "il venir meno dell'attesa da parte del mercato di un'espansione consistente del nostro programma è stato accompagnato da attese sull'inflazione che sono sempre più coerenti col nostro obiettivo".

Da parte sua il "falco" Jens Weidmann, presidente della Bundesbank e membro del consiglio direttivo della Bce, ha detto in un intervento che è ragionevole aspettarsi la fine degli acquisti "entro il 2018" poiché "ci si aspetta che l'inflazione torni gradualmente verso livelli compatibili con la nostra definizione di stabilità dei prezzi".

In realtà il quadro dell'inflazione nell'Eurozona è sempre più disomogeneo. A maggio i prezzi hanno mostrato una decisa accelerazione in Germania (+2,2%) mentre in Italia la crescita annua è stata del +1,1%.

Una decisione che vada nella direzione di un disimpegno da parte della Bce negli acquisti di titoli farà quindi sicuramente piacere alla Germania, che è in pressing da mesi su questo fronte (proprio l'altro giorno il governatore Mario Draghi ha visto la cancelliera tedesca Angela Merkel, in un incontro dai contenuti top secret), mentre rischia di lasciare l'economia italiana senza un paracadute.

Per non dire delle continue vendite di Btp sul mercato obbligazionario. La Bce non ha aumentato recentemente i suoi acquisti di titoli italiani, nonostante l'aumento dello spread, ma gli acquisti effettuati negli ultimi anni hanno comunque fornito un sostegno al nostro paese, così come agli altri stati dell'Eurozona.

Ora, se gli acquisti termineranno ma un Paese dovesse trovarsi in difficoltà, l'unico strumento che gli rimarrà a disposizione è il programma Omt (Outright monetary transactions) che consiste nell'acquisto diretto da parte della Bce di titoli di stato a breve termine (da 1 a 3 anni). Ma per accedervi, in base al regolamento, questo Paese dovrà accettare alcune "condizionalità" che si concretizzano in sostanza nell'intervento della troika, con i suoi diktat e suoi invasivi controlli.

Occhi puntati quindi sulla riunione Bce della settimana prossima, che prevede anche il rilascio delle stime aggiornate su crescita e inflazione.

Per domande, dubbi e approfondimenti scrivete a redazione@finanzareport.it, le risposte saranno pubblicate nella sezione Le Vostre Domande.



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