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News e Analisi

Conviene davvero investire nei PIR? Pro e contro

Nei nuovi "Piani di risparmio a lungo termine" opportunità ma anche rischi, fra cui volatilità e costi di gestione

Redazione FR
martedì 7 marzo 2017 16:31

Nel mondo del risparmio i nuovi PIR (piani individuali di risparmio a lungo termine) sono sulla bocca di tutti. Ma non per questo rispondono alle esigenze di ogni investitore. Come sempre è bene valutare con attenzione le opportunità e i rischi.

Introdotti dal governo con l'ultima Legge di Stabilità e in vigore dal primo gennaio di quest'anno, questi strumenti devono il loro momento di popolarità essenzialmente all'incentivo fiscale previsto (non si paga l'imposta del 26%, dopo i primi 5 anni) e al fatto che rappresentano un potenziale stimolo all'economia nazionale e in particolare alle piccole e medie imprese.

L'obiettivo dei PIR è infatti sostenere le "imprese per le quali è maggiore il fabbisogno finanziario e che hanno maggiori difficoltà a reperire risorse tramite il canale bancario".

Che cosa sono

Disponibili presso le Sgr, si tratta di contenitori giuridici che possono assumere varie forme (fondi, conti titoli, gestioni patrimoniali) e contenere diverse forme di prodotti finanziari (azioni, obbligazioni, Etf, depositi e conti correnti) nel rispetto dei limiti fissati dalla legge. In particolare, gli investimenti del piano devono consistere almeno per il 70% in strumenti finanziari emessi da società italiane ed estere con stabile organizzazione in Italia. Di questo 70% almeno il 30% (che equivale al 21% del valore complessivo degli investimenti del PIR) deve essere investito in società che non siano quotate nell'indice Ftse Mib di Borsa Italiana. La quota investita su un singolo emittente non deve superare il 10% del totale.

L'incentivo fiscale

Dal punto di vista fiscale questi strumenti prevedono l'esenzione da tassa sui capital gain e dividendi incassati (26%) e dall'imposta su successioni e donazioni sotto determinati vincoli di patrimonio massimo investibile (ciascuna persona fisica non può investire più di 30.000 euro all'anno nel PIR ed entro un limite complessivo di 150.000 euro), permanenza nell'investimento (5 anni) e caratteristiche degli strumenti finanziari oggetto dell'investimento (vedi paragrafo sopra).

I rischi

- I PIR, focalizzati sul mercato italiano, non offrono quel riparo rappresentato dalla diversificazione geografica dell'investimento.

- La presenza nel portafoglio di strumenti emessi da imprese italiane a piccola e media capitalizzazione può rappresentare senz'altro un'opportunità, ma con un elevato livello di rischio. Questi strumenti sono generalmente molto volatili e inoltre sono poco liquidi.

- L'incentivo fiscale è vincolato a una durata almeno quinquennale dell'investimento. In caso di ritiro anticipato della posizione, scatterebbe la normale aliquota del 26% sulle plusvalenze.

- I costi, e in particolare le commissioni di entrata e di gestione, che andranno a erodere i benefici fiscali che si applicano sulle plusvalenze.



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