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News e Analisi

Corea-Usa-Cina: l'Asia rischia una grande guerra?

La tensione preoccupa governi e mercati in Oriente e nel mondo. Il pericolo maggiore è che in caso di conflitto Pechino intervenga in difesa di Pyongyang, ma accadrebbe solo a certe condizioni

Mirko Molteni
venerdì 11 agosto 2017 16:06

Il giovane dittatore nordcoreano Kim Jong Un e il presidente Usa Donald Trump
Il giovane dittatore nordcoreano Kim Jong Un e il presidente Usa Donald Trump

Non si smorzano le tensioni internazionali in Asia, dove continua la guerra di parole fra la Corea del Nord e gli Stati Uniti d'America. Dopo le minacce dei giorni scorsi con cui il regime del giovane dittatore Kim Jong Un si è detto pronto a colpire con missili, forse già dotati di testata atomica, le basi americane nella regione, soprattutto quella sull'isola di Guam, nel Pacifico, da Washington giungono reazioni diversificate.

Il presidente Donald Trump ricorda ancora oggi: "Le soluzioni militari sono ora pienamente predisposte, pronte al via, nel caso in cui la Corea del Nord dovesse agire in maniera poco saggia. Si spera che Kim Jong Un trovi un'altra strada!". D'altro avviso il segretario alla Difesa James Mattis, che invoca un ritorno alla via diplomatica: "Stiamo lavorando con gli alleati per trovare una soluzione negoziale".

Ci si chiede se possa davvero scoppiare in Estremo Oriente una grossa guerra che, date le enormi riserve di munizioni della Corea del Nord, potrebbe durare anche a lungo. E se lo chiedono anche i mercati asiatici, tanto che oggi l'indice Hang Seng della Borsa di Hong Kong ha chiuso perdendo il 2,04%, ovvero 560,49 punti a 26.883,51, mentre Shanghai e Shenzhen hanno ceduto entrambe l'1,6%.

Inoltre, data la sua classica dimensione di bene-rifugio, specialmente quando si è in guerra o se ne teme lo scoppio, l'oro era quotato oggi pomeriggio a 1298,1 dollari l'oncia, circa lo 0,6% in più di ieri. E' il valore più alto dell'oro degli ultimi due mesi, dal 6 giugno scorso.

Viene da chiedersi che rischi reali ci possano essere di un conflitto. Gli esperti ritengono che Kim tiri la corda sperando nella protezione della Cina, la quale storicamente ha sempre appoggiato, negli ultimi 70 anni, il regime comunista di Pyongyang.

E' sicuro che i cinesi non vogliono una caduta del regime nordcoreano, poiché se tutta la penisola si riunificasse sotto il governo sudista di Seul, alleato degli americani, il "Dragone" si ritroverebbe sul confine terrestre della valle del fiume Yalu truppe americane e sudcoreane a pochi giorni di marcia da Pechino.

Fu per questo motivo, per salvare il regime di Kim Il Sung, nonno dell'attuale dittatore, che già nel 1950 Mao Zedong fece intervenire massicciamente l'esercito cinese nella guerra di Corea, poi finita nel 1953 con l'armistizio che lasciò immutata la penisola coreana spaccata nei due stati.

I cinesi non vogliono certo una guerra, che potrebbe configurarsi come una pericolosissima sfida diretta nei confronti dell'America e perciò oggi hanno lanciato un appello alla trattativa proprio per non doversi trovare in mezzo al dilemma di essere costretti, loro malgrado, a entrare in guerra contro gli USA per difendere Pyongyang da un crollo.

Il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Geng Shuang, ha infatti detto: "Esortiamo tutte le parti a dare prova di prudenza nelle parole e nelle azioni e ad agire ulteriormente per allentare le tensioni. Rafforziamo la fiducia reciproca invece di ricorrere a vecchie ricette che consistono nell'inanellare a turno dimostrazioni di forza".

L'ipotesi più probabile è che la Cina rimarrebbe neutrale solo se fosse la Corea del Nord ad attaccare per prima basi americane, in tal caso giustificando agli occhi dei cinesi una ritorsione da parte di Washington. Ma sarebbe anche necessario che questa ritorsione fosse proporzionata e limitata per esempio a bombardare alcuni obbiettivi, come le basi dei missili o gli impianti nucleari.

Se invece si profilasse una campagna strategica massiccia da parte americana, che mettesse davvero in pericolo l'esistenza stessa del governo e dello stato nordcoreani, allora potrebbe esserci la seria possibilità che la Cina, con tutta la sua massa, entri nel conflitto per scongiurare la scomparsa dell'utile stato-cuscinetto.



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