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News e Analisi

Fca stacca la spina a Lancia, fine di un'agonia

Chiusi i siti web nazionali, per la Lancia si avvicina la fine. Muore un marchio storico, ma non la leggenda della casa torinese

Redazione FR
lunedì 15 maggio 2017 16:30

Fca stacca la spina ad un malato ormai terminale. Il gruppo automobilistico italo-statunitense ha deciso di spegnere i siti europei di Lancia sancendo ufficialmente una morte già annunciata da anni, per la precisione dall'8 maggio del 2014, giorno di presentazione del piano industriale della nuova realtà automobilistica nata per opera di Sergio Marchionne grazie alla fusione tra Fiat e Chrysler Group.

Già da allora erano emersi i segnali inequivocabili del destino riservato al marchio fondato nel lontano 1906 a Torino da Vincenzo Lancia. Le centinaia di slide presentate allora alla comunità finanziaria non lasciavano adito a dubbi. La totale assenza di accenni a progetti di sviluppo per la Lancia non dava alcuna speranza agli appassionati del marchio, quei lancisti da sempre legati all'aurea di stile, meccanica d'avanguardia e design senza pari caratteristici di modelli che hanno fatto la storia dell'automobilismo italiano e non solo.

Del resto ancora prima di quella data il destino sembrava segnato per la Lancia. I tentativi di rilanciare il marchio si erano tradotti in un fallimento e l'ultimo si era rivelato talmente velleitario sin dagli esordi da sembrare una presa in giro. Prendere i modelli Chrysler, tipicamente americani, e brandizzarli con il marchio Lancia, sinonimo puro di italianità, era apparso infatti una boutade, un gioco inventato solo per dare ancora un minimo di respiro ad un malato reso agonizzante dalla mancanza di strategie e visioni di lungo termine di un'azienda in gravi difficoltà finanziarie prima dell'arrivo quasi salvifico di Marchionne nel 2003. Già prima dell'arrivo del manager italo-canadese erano ormai lontani i tempi della Thema per non dire della mitica Delta e negli anni successivi poco è stato fatto per il rilancio e quel poco, e il caso della nuova Delta, una Fiat Bravo in veste un po' più chic, si è rivelato inutile.

Negli ultimi anni nessuna speranza poteva manifestarsi dopo il nulla creato tra la metà degli anni '90 e i primi anni del secolo. Marchionne è stato sempre chiaro nel delineare il futuro della Lancia. Un marchio troppo poco noto all'estero se non tra gli appassionati non poteva avere un futuro all'interno di un gruppo sempre più rivolto ai mercati esteri e in particolare ai grandi mercati di massa come Stati Uniti e Cina. Fca ha fatto una scelta precisa: focalizzarsi su Alfa, Maserati e Jeep per sfruttarne la notorietà internazionale e lasciar morire Lancia. Marchionne è stato lapidario all'ultimo Salone dell'Auto di Ginevra parlando del marchio. "Mi dà fastidio non poterne finanziare il rilancio, ma non ho mai visto un progetto convincente, in grado di farci guadagnare. Preferisco concentrarmi su Alfa e lasciar stare Lancia, per quanto sia io sia Altavilla (Alfredo, responsabile area Emea, ndr) siamo molto legati a quel brand. Io ho comprato da poco una vecchia Delta Integrale, ma rifare oggi qualcosa che sia alla sua altezza non è immaginabile", ha affermato l'amministratore delegato in modo netto e senza alcun giro di parole.

Lancia, destinata ormai a rimanere solo in Italia e soltanto con un modello, la Ypsilon, è quindi destinata da anni alla morte e ora il suo destino è segnato con buona pace di chi magari chiede che venga venduto a qualche società cinese per poter replicare il rilancio della Volvo. Peccato che i miracoli avvengano una volta sola e i casi Saab ed MG, ormai quasi scomparsi nonostante capitali provenienti proprio dalla Cina, ne sono la prova.

Con Lancia scompare un mito dell'automobilismo capace di diventare un punto di riferimento anche per i tedeschi, oggi dominatori del segmento premium. Le varie Kappa, Lambda, Ardea, per non parlare dell'Aurelia, della Flavia, della Fulvia fino alla Stratos, alla Delta HF Integrale hanno rappresentato il non plus ultra della meccanica e dello stile italiano nel campo delle automobili. Rimangono e rimarranno dei miti, non solo per la notorietà cinematografica o sportiva, così come mitica rimarrà la Lancia e si sa che i miti non muoiono mai. Peccato che sia toccato ad uno dei più grandi brand italiani e meno male che altra sorte sia stata riservata all'Alfa Romeo, diventata anch'essa un malato terminale prima dell'arrivo di un piano di rilancio serio da oltre 5 miliardi di euro che ha finora dato vita alla nuova Giulia e allo Stelvio e ai primi effetti positivi quantomeno sul piano commerciale prima ancora che finanziario. Non resta che dire: la Lancia è morta, lunga vita all'Alfa Romeo o almeno si spera.



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