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News e Analisi

Intesa Sanpaolo, una maxi fusione nel piano?

Gli analisti di Mediobanca vedono all'orizzonte un matrimonio con il Crédit Agricole. Sarebbe la prima banca in Europa

Stefano Neri
martedì 9 gennaio 2018 17:42

(Aggiornato dopo la chiusura di Borsa) - Sale la temperatura in vista del nuovo piano d'impresa di Intesa Sanpaolo, di cui si sono già avute importanti anticipazioni, ma che potrebbe condurre a risvolti inaspettati come una maxi fusione transfontraliera.

Una combinazione tra eguali, come la definisce Mediobanca, che ipotizzano anche il nome del promesso sposo: quel Crédit Agricole che in questi giorni sta concretizzando i suoi piani d'espansione proprio in Italia, con la nomina dei cda delle 3 casse appena rilevate. Nel Belpaese, per inciso, la banca francese conta 4 milioni di clienti e impiega ormai più di 14 mila collaboratori.

Secondo gli analisti di Piazzetta Cuccia questa maxi fusione cross border dovrebbe realizzarsi nell'orizzonte del piano d'impresa che la banca guidata da Carlo Messina sta mettendo a punto e presenterà a febbraio. "La maggior parte degli amministratori delegati rinuncia a fusioni transnazionali perché troppo complesse e rischiose. Riteniamo che una fusione tra eguali tra Intesa e il Crédit Agricole possa essere un esempio di come massimizzare le sinergie minimizzando i rischi di esecuzione", si legge in un report di Mediobanca dedicato a Intesa Sp.

La fusione tra Intesa e la Banque Verte, come viene chiamata Oltralpe, darebbe vita alla prima banca dell'Eurozona e tra le prime tre al mondo nell'asset management". Il colosso del risparmio gestito Amundi, che fa capo alla banca francese, ha inglobato l'anno scorso le attività di Pioneer, rilevate da Unicredit.

Mediobanca ipotizza almeno 1 miliardo di sinergie, un aumento del 28% dell'utile per azione, un ritorno sul capitale tangibile (Rote) del 12% nel 2020 mentre un Cet1 del 13% consentirà di offrire un rendimento superiore al 7,5% attraverso un payout del 70%. Viene inoltre stimato un utile normalizzato al 2021 di 4,5 miliardi (+0,9 miliardi sul 2017). Un target più alto, sopra i 6 miliardi "non è un miraggio" anche se "non è facile" da realizzare. Si dovrà puntare per il 60% sui miglioramenti nei tassi, nei volumi e negli accantonamenti di Npl e per il 40% su tagli del personale più incisivi (altre 8 mila unità in aggiunta alle banche venete).

E il dividendo? Un aumento dei profitti è necessario per normalizzare il pay-out (percentuale di utile destinato a dividendo) attorno al 66% mantenendo i 3,4 miliardi di euro di cedole che verranno pagate quest'anno, un livello considerato da Mediobanca sia un limite minimo, per non ridurre la remunerazione degli azionisti, che massimo, alla luce delle incertezze regolatorie e dell'esigenza di non intaccare il Cet1.

Tra le azioni di capital management Mediobanca ipotizza un'Ipo della Capital Light Bank, che potrebbe neutralizzare le perdite legate alla vendita di un grosso stock di Npl (arrivare al 10% di esposizioni non performanti entro il 2019 potrebbe costare 1 miliardo), mentre i ricavi della vendita del 30% del wealth management potrebbero finanziare una grande operazione di fusione o acquisizione.

Il report non ha conseguenze di rilievo sui titoli quotati in Borsa, con Intesa Sanpaolo che termina in rialzo dell'1,1% a 2,84 euro, in linea con il Ftse Italia Banche (+1%) e contro il +0,7% del Ftse Mib. Il Crédit Agricole a Parigi chiude in progresso dello 0,44% a 14,89 euro contro il +0,67% dell'indice di riferimento Cac 40.



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