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News e Analisi

Mps, chi se la prende?

Ubi esclude aggregazioni con la banca senese e si riduce l'elenco dei possibili interessati. Al momento, però, le condizioni della banca escludono un coinvolgimento nel prossimo consolidamento del settore

Rosario Murgida
martedì 13 febbraio 2018 17:39

(Aggiornato dopo la chiusura di Borsa) - Mps rischia di non partecipare al prossimo ballo del consolidamento bancario nonostante le continue ipotesi, suggestioni e indiscrezioni su un suo possibile partner.

Ieri si è sfilata da qualsiasi scenario di matrimonio una delle banche più volte indicate negli anni scorsi tra le possibili pretendenti. "Con riferimento a rumors di mercato e a lanci di agenzia comparsi in data odierna, Ubi Banca smentisce categoricamente l'esistenza di dossier e di qualsiasi tipo di negoziazione con Mps", ha affermato l'istituto lombardo in una nota diffusa dopo le ipotesi avanzate dal quotidiano Il Messaggero su una possibile aggregazione e riprese anche da alcuni broker e analisti. Il titolo di Ubi nel corso della seduta aveva perso terreno fino a chiudere in ribasso del 2,6%, peggiore del Ftse Mib.

Non è la prima volta e non sarà l'ultima che la banca senese viene inserita in ipotetici scenari matrimoniali. Di recente Equita ha proposto un progetto di fusione tra Mps, Banco Bpm, Bper, Carige e Creval di difficilissima realizzazione.

Resta il fatto, come scritto da Finanza Report, che tra la fine del 2018 e il prossimo anno il settore bancario italiano sarà sottoposto giocoforza a continue spinte per il consolidamento, in particolare tra gli operatori di fascia media. Tra questi figura ovviamente anche Mps, ma, a ben vedere, con un piano di rilancio ancora lungi dal raggiungere risultati soddisfacenti, la banca senese rischia di non avere quella solidità e affidabilità cercata da eventuali partner.

Al momento è difficile prevedere quali possano essere i migliori candidati per un possibile matrimonio. Da anni sembra comunque aleggiare una sorta di maledizione su Mps quando si parla di aggregazioni. Spesso sono circolate ipotesi di vario genere per risolvere le difficoltà dell'istituto.

Si è parlato perfino delle Poste, di un presunto fondo cinese interessato a partecipare al fallito aumento di capitale di un anno fa, ma senza alcun seguito.

Così come rimase senza seguito, nel 2014, l'interesse di una società di Hong Kong, la Nit Holdings, dichiaratasi pronta a investire ben 10 miliardi di euro per la ristrutturazione della banca senese, ma sparita senza colpo ferire anche per gli sviluppi negativi della vicenda. I suoi manager sono stati accusati di manipolazione del mercato e perfino di calunnia.

Oltre a Ubi, un altro nome spesso apparso tra le varie ipotesi è stato quello del Banco Santander. L'istituto spagnolo, capace di vendere a caro prezzo Antonveneta alla stessa Mps, ha però sempre smentito qualsiasi indiscrezione sul presunto interesse a rientrare sul mercato del retail banking italiano acquisendo una banca che nella mega-acquisizione dell'istituto veneto ha trovato la fonte di tutti i suoi guai.

Dunque Mps non ha al momento pretendenti, sempre che l'amministratore delegato Marco Morelli non riesca a completare con successo e in breve tempo la "mission impossible" del rilancio e quindi a cucire un miglior vestito per nozze oggi quantomeno improbabili. E ancor più improbabili rischiano di esserlo se le banche già oggi desiderose di partecipare al prossimo ballo del consolidamento, da Banco Bpm a Carige per arrivare al Creval, trovino nel breve termine un partner adeguato. In tal caso Mps rischia veramente di rimanere da sola o comunque con ben poco da scegliere in un mazzo di carte fortemente ristretto.

Oggi in Borsa il titolo Mps scivola ancora e lascia sul terreno il 5,3% a 3,40 euro; Ubi Banca resta debole con un -2,6% a 3,88 euro contro il -1,35% del Ftse Mib.



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