Informativa

Per migliorare il nostro servizio, la tua esperienza di navigazione e la fruizione pubblicitaria questo sito web utilizza i cookie (proprietari e di terze parti). Per maggiori informazioni (ad esempio su come disabilitarli) leggi la nostra Cookies Policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.

OK X
Skin ADV
Home



News e Analisi

Mps, ipotesi maxi fusione con Carige e Banco Bpm

Gli analisti di Equita non escludono un polo con ben cinque istituti: anche Bper e Creval sotto il cappello di una holding sul modello Iccrea. Scenario suggestivo ma...

Rosario Murgida
mercoledì 31 gennaio 2018 18:49

Gli analisti continuano a delineare scenari di aggregazione di vario genere e grado per il comparto bancario italiano. Pochi giorni fa ha fatto scalpore uno studio di Mediobanca su una fusione transfrontaliera tra Intesa Sanpaolo e Crédit Agricole e si è parlato anche di una fusione tra lo stesso Crédit Agricole e Carige, oggi tocca a Equita proporre un'ipotesi clamorosa con il coinvolgimento di alcune delle banche maggiormente sotto osservazione negli ultimi mesi per le diverse difficoltà affrontate.

La Sim arriva a offrire agli investitori e alla Borsa italiana un'ipotesi senz'altro suggestiva, pur di difficile realizzazione soprattutto per il numero delle banche interessate: ben cinque da mettere insieme. Si tratta di Mps, Banco Bpm, Bper, Carige e Creval. Si creerebbe così un maxi-polo del credito che unirebbe i punti di forza dei diversi istituti e risolverebbe in un colpo solo le difficoltà che ognuno degli istituti sta affrontando in un modo o in un altro.

Ma vediamo più in dettaglio. Lo studio si concentra evidentemente sulla fascia media del settore bancario italiano. Ovviamente bisogna fare delle distinzioni tra i diversi istituti in questione. Le due più solide sono Banco Bpm e Bper anche se la prima si trova ad affrontare la necessità di accelerare il programma di smaltimento dei crediti deteriorati.

Per le altre tre la faccenda è molto più delicata. Mps è stata salvata dallo Stato e si trova ad affrontare un difficile percorso di rilancio. Carige ha da poco concluso un controverso aumento di capitale (si vedano le dichiarazioni odierne dell'Ad Fiorentino) e deve portate avanti un piano di rafforzamento senza dimenticare il problema della continua vigilanza della Bce e delle critiche sollevate dal primo azionista Malacalza. Infine il Credito Valtellinese è ormai prossima a lanciare una ricapitalizzazione iperdiluitiva con tutti i rischi legati all'incertezza elettorale.

Il broker vede la necessità di disboscare la foresta di istituti di medie dimensioni grazie al ruolo che potrebbe avere lo Stato attraverso la controllata Mps. Equita cita in particolare gli oltre 3 miliardi di euro di crediti fiscali della banca senese e il miliardo di Carige e Creval. La somma di 4 miliardi potrebbe essere utilizzata come "cuscinetto di capitale" per le attività di riduzione dei rischi di Banco Bpm e Bper. L'esempio da seguire sarebbe quello di Iccrea per l'aggregazione delle banche di credito cooperativo sotto il cappello di un'unica holding.

Probabilmente Equita ha voluto delineare un caso di scuola, una sorta di esercizio di stile partendo però da una dato di fatto incontrovertibile: le banche presenti sul mercato italiano sono troppe ed è necessario procedere ad aggregazioni anche perchè i costi sono ancora elevati, i margini bassi e la concorrenza sempre più forte. Qualcosa si è fatto negli ultimi anni sul fronte del taglio delle spese operative con la chiusura di filiali e il taglio della forza lavoro senza dimenticare le numerose operazioni di acquisizioni effettuate per esempio da Intesa Sanpaolo o da Cariparma, ma evidentemente per Equita non è ancora sufficiente per risolvere per esempio il grande problema dello smaltimento di sofferenze e incagli o l'esposizione ai titoli di Stato.



Testata giornalistica registrata al Tribunale di Monza - Copyright © 2018 Tutti i diritti riservati
AM FACTUAL SRLS C.F. 09708930962
Privacy