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News e Analisi

Mps, si riapre il dossier aggregazione

Il titolo della banca senese ancora ben intonato dopo una trimestrale ben superiore alle attese. Il mercato inizia a scommettere sul futuro di una Mps ripulita e appetibile

Rosario Murgida
lunedì 14 maggio 2018 17:37

(Aggiornato dopo la chiusura di Borsa) - Banca del Monte dei Paschi di Siena rimane sotto i riflettori del mercato dopo una trimestrale sorprendentemente positiva e un balzo a Piazza Affari del 18% circa nell'ultima seduta della scorsa settimana.

Gli investitori stanno evidentemente facendo le loro scommesse. Scommesse che non possono non essere legate al tema del consolidamento bancario prossimo venturo. Da mesi circolano ipotesi di vario genere e grado sul coinvolgimento di Mps. Si è parlato di un ruolo di pivot in un'eventuale aggregazione con altri istituti di medie dimensioni orchestrata dallo Stato così come di dossier già allo studio di banche del calibro di Ubi. In tutti casi si è trattato solo di ipotesi se non di speculazioni frutto di studi degli analisti o di indiscrezioni di stampa, in alcuni casi smentite anche con toni duri.

Rimane il fatto che il segmento delle banche di medie dimensioni, quale è oggi Mps, è destinato a un processo di consolidamento con la partecipazione di diversi istituti nel pieno di piani di rafforzamento o comunque di ripulitura del bilancio e non solo. I nomi sono i soliti e vanno da Carige al Creval, da Bper a Banco Bpm, passando per Ubi per arrivare anche a Credem, a Cariparma o alle ultime popolari ancora in vita, Bp Sondrio e Bp Bari. Di certo la banca senese, che finora era, ovviamente, considerata più una preda che un predatore alla luce della sua situazione deficitaria, può ora presentarsi al mercato in ben altra forma e con una maggior appetibilità rispetto quantomeno al recente passato.


Mps, dopo mesi turbolenti, ha presentato risultati di grande speranza per gli azionisti, a partire da quel Ministero del Tesoro, che finora era costretto solo a tenere il conto delle perdite sull'investimento effettuato per salvare uno dei maggiori istituti bancari italiani ed evitare il rischio di un contagio all'intero comparto nazionale.

Dai conti sono del resto emersi segnali decisamente positivi sull'inversione di rotta auspicata e promessa dall'amministratore delegato Marco Morelli con una redditività in miglioramento grazie non solo alla riduzione dei costi determinata dal taglio del personale e delle filiali ma anche all'incremento dei ricavi rispetto non certo al primo trimestre del 2017 quanto agli ultimi tre mesi dell'anno scorso. Inoltre segnali positivi sono arrivati anche dalla qualità dell'attivo con una riduzione del costo del rischio e dell'esposizione ai crediti deteriorati.

In sostanza, come emerge da un'analisi pubblicata da Finanza Report, emergono indicazioni confortanti con la possibilità per la banca senese di riuscire non solo a raggiungere i target sul fronte dei costi e dei ricavi concordati con le autorità di vigilanza ma anche di riuscirci con un anno di anticipo rispetto alla scadenza del 2019.



Dunque il 2018, come ammesso da Morelli all'ultima assemblea degli azionisti, è un anno fondamentale per il rilancio di Mps e per dimostrare alle autorità europee l'efficacia dell'intervento dello Stato. In tal senso toccherà sempre al Tesoro portare avanti il ruolo di garante tenuto in occasione dell'operazione di salvataggio ma con un orizzonte temporale probabilmente più limitato nel caso di uno scenario favorevole a eventuali ipotesi di aggregazione. Il Ministero è obbligato a uscire dal capitale della banca nel 2021 ma già l'anno prossimo, quando ci sarà un primo esame sui risultati raggiunti con il piano di ristrutturazione, è tenuto a indicare alle autorità europee il percorso di dismissione di una partecipazione oggi al 70% circa e non è escluso che a Roma non si opti per un'uscita attraverso il processo di consolidamento.

La strada è vincolata a numerose incognite, a partire dal formazione del nuovo governo e dal relativo cambio di strategie nella gestione della partecipazione per arrivare all'andamento del quadro macroeconomico, ma i segnali lanciati la scorsa settimana eliminano una serie di ostacoli. Uno di questi è proprio l'appetibilità della banca per eventuali terze parti interessate e di certo l'interesse di un'altra banca non può che aumentare nel caso il piano di rilancio prosegua secondo il trend mostrato nel primo trimestre.

La strada è ovviamente lunga e non priva di incognite ma il mercato ha già iniziato a lanciare a sua volta segnali di fiducia e a scommettere sul futuro dell'istituto. Dopo la chiusura brillante di venerdì, oggi il titolo continua a rimbalzare con un progresso nel finale del 2,5% a 3,28 euro dopo massimi di seduta a 3,48 euro.



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