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News e Analisi

Mps, lo Stato sogna fusione in polo bancario

Il mondo della politica delinea due destini diversi per la banca senese: mano pubblica per anni da una parte e aggregazioni dall'altra

Rosario Murgida
martedì 27 febbraio 2018 09:41

(Aggiornato dopo la chiusura di Borsa) - Ai piani alti delle istituzioni romane sembra esserci un po' di confusione sul destino di Banca del Monte dei Paschi di Siena tra ministri oltremodo realisti e funzionari abbastanza sognatori.

Domenica scorsa il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, in un colloquio con i sindacati a Siena, ha infatti affermato che lo Stato resterà in Mps "per alcuni anni" e ha aggiunto che "dare un numero sarebbe sbagliato e controproducente per i mercati". Sarà anche sbagliato ma da mesi si sa la data di scadenza per la presenza dello Stato tra gli azionisti. Le autorità europee hanno infatti imposto l'uscita dal capitale nel 2021, una volta completato un piano di rilancio, tra l'altro, di difficile realizzazione anche alla luce degli ultimi dati di bilancio pubblicati dalla banca.

"E' la domanda ad essere posta in modo sbagliato: non quanto resterà lo Stato in Mps, ma quanto deve rimanere lo Stato per mettere Mps in condizione di essere una banca che sta in piedi in modo profittevole per Siena e per l'Italia", ha quindi affermato il ministro in risposta a precise sollecitazioni da parte dei rappresentanti dei lavoratori.

Di sicuro ci vorranno diversi anni così come è certa la difficoltà per lo Stato di recuperare quanto finora investito: sulla base dell'andamento attuale delle azioni Mps i "contribuenti" possono già contabilizzare una perdita potenziale di 3 miliardi di euro circa.

I corsi azionari potrebbero però ricevere una spinta al rialzo nel caso le aspettative del mercato su un coinvolgimento nella prossima fase di aggregazioni nel settore bancario si concretizzassero. Da mesi circolano ipotesi di varia natura che assegnano, per esempio, a Mps un ruolo da pivot nel processo di consolidamento soprattutto delle banche di medie dimensioni già oggi al centro di speculazioni e indiscrezioni. Gli analisti di Equita hanno proposto un polo con ben cinque istituti: Mps, Banco Bpm, Bper, Carige e Creval sotto il cappello di una holding sul modello Iccrea.

Si tratta di un'ipotesi certamente suggestiva, seppur di difficile realizzazione, che però sembra già arrivata sui tavoli dei funzionari ministeriali anche se in forme che non potranno che essere diverse come dimostrato dalle recenti indiscrezioni su Ubi. Ieri il capo della segreteria tecnica del ministero dell'Economia, Fabrizio Pagani, ha infatti anticipato la possibilità che Mps si fonda con un'altra banca con un ruolo non certo passivo e già nel 2018.

Al momento, però, non ci sono dossier caldi ma resta un fatto incontrovertibile. Il settore bancario italiano, ha spiegato Pagani, ha bisogno di un consolidamento. "Ci sono troppe banche. La Bce continua a chiedere questo consolidamento. In questo senso Mps potrebbe avere un ruolo. Penso che questo potrebbe avverarsi quest'anno". Peccato che ci sia la presenza ingombrante nell'azionariato dello Stato da una parte e dall'altra la continua ombra della Bce e delle autorità comunitarie. Insomma tra sogni e realtà il rischio è che nessuno sappia quale forma dare alla nuova Mps tornata sotto il controllo pubblico.

In Borsa il titolo Mps chiude oggi poco mosso (+0,06% a 3,23 euro) contro un +0,9% dell'indice bancario di Piazza Affari.



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