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News e Analisi

Mps: rush finale per il nuovo statuto

Il consiglio di amministrazione si riunirà il 26 ottobre per approvare la nuova governance da sottoporre all'esame dei nuovi azionisti. Per il ritorno in Borsa tempi più lunghi

Rosario Murgida
giovedì 12 ottobre 2017 10:50

Mancano pochi giorni e poi Mps potrà dare ufficialmente il via alla sua nuova vita da banca pubblica. La data è quella del 26 ottobre, quando il consiglio di amministrazione si riunirà per varare un nuovo statuto che tenga conto della nuova composizione dell'azionariato con il controllo nelle mani del Ministero del Tesoro.

Lo statuto, cardine di una modifica della governance resa necessaria dall'esito del salvataggio statale, è attualmente in una fase di elaborazione impegnativa e complicata per tutta una serie di vincoli, tra cui quelli imposti dalla Bce, e ovviamente per le richieste non solo del ministero ma anche degli azionisti di minoranza, intenzionati ad avere comunque voce in capitolo per non sottostare supinamente ai desiderata del dicastero di via XX Settembre. Il documento sarà successivamente posto al vaglio dell'assemblea straordinaria da convocare entro 45 giorni per rispettare disposizioni di legge e ovviamente il vecchio statuto ancora legato al passato di Mps.

Secondo le ultime indiscrezioni, la nuova governance dovrebbe prevedere un consiglio di amministrazione composto da 11 o 13 membri nel rispetto degli paletti imposti da Francoforte. Per la Bce i consiglieri non devono infatti essere più di 15. La banca centrale ha inoltre imposto un ulteriore diktat cancellando dalla bozza la possibilità di creare un comitato esecutivo per velocizzare i processi decisionali.

Il Tesoro, che attualmente detiene il 53,2% del capitale, ma è destinato a salire al 68% del capitale una volta acquistate le azioni frutto del ristoro varato a favore dei piccoli risparmiatori, dovrebbe nominare due o tre consiglieri, ovviamente indipendenti come nella miglior tradizione delle partecipazioni statali più importanti come Eni o Enel. Al ministero spetterà anche l'indicazione del presidente. Ulteriori candidature dovrebbero essere presentate dalle Generali, diventato secondo maggior azionista con il 4,3% del capitale per effetto della conversione delle obbligazioni subordinate.

Inoltre nei giorni scorsi, alcuni fondi, trasformatisi in soci come la compagnia triestina e intenzionati a rimanere nella compagine societaria, avrebbero manifesto l'intenzione di avere una minima rappresentanza in Cda.

Quanto spazio e potere riservare alle minoranze, rispetto quantomeno al precedente statuto che limitava i poteri della Fondazione nonostante una partecipazione superiore al 50%, è dunque il principale fattore di complessità per una nuova governance che rischia di allungare i tempi della quotazione, o meglio del ritorno agli scambi dopo la revoca dello scorso dicembre.

Il Tesoro, prima di dare il via libera alla Borsa, intende infatti perfezionare tutti gli adempimenti necessari per certificare il passaggio della banca sotto il suo controllo. L'iter di quotazione è comunque partito seppur in deciso ritardo rispetto alle prime indicazioni su un debutto tra la fine dell'estate e l'inizio dell'autunno. Il prospetto informativo è comunque già arrivato tra le mani dei funzionari della Consob ma anche in questo caso per il via libera si rischia un allungamento dei tempi rispetto alle canoniche due settimane per esprimere un parere. La Commissione potrebbe infatti chiedere alla banca ulteriori documenti vista la delicatezza dell'operazione.



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