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News e Analisi

Mps, rush finale sui tagli

Si riaccendono i rifettori su uno dei capitoli più delicati del rilancio. Trattativa serrata tra la banca, il Tesoro, la Ue e la Bce

Clarissa Satta
mercoledì 3 maggio 2017 12:09

Si riaccendono i rifettori su uno dei capitoli più delicati del rilancio del Monte dei Paschi quello degli esuberi, considerati necessari per contenere i costi e permettere l'intervento statale tramite ricapitalizzazione precauzionale. Qualche novità su questo fronte potrebbe arrivare già domani quando il cda, insieme ai conti trimestrali, potrebbe dare l'ok all'ultima versione del piano industriale.

Ça va sans dire che la questione è da tempo al centro dell'articolata trattativa tra la banca, il Tesoro, la Ue e la Bce. Nel piano che Rocca Salimbeni ha già presentato al mercato si prevede un utile di 1,1 miliardi a fronte di 2.600 esuberi al 2019; ma ora questi numeri sono in via di modifica. Più precisamente non più tardi di sei mesi fa il top management dell'istituto senese aveva spiegato al mercato che la banca avrebbe ridotto il numero degli addetti dai 25.200 di fine 2016 a quota 22.600, grazie a 450 pensionamenti, 300 nuovi ingressi e 2.450 uscite anticipate, per cui era stato predisposto un fondo di solidarietà di 550 milioni. Come riporta il Sole 24 Ore muoversi da questi valori, così come ha chiesto la Commissione europea che ragiona per obiettivi, non è facile. Si starebbe quindi cercando una mediazione su un valore intorno alle 5-6 mila unità, ma spalmate sui cinque anni e non più su tre, con un impatto dunque diluito nel tempo. Il Monte è già reduce da un quadriennio, il 2012-15, che ha visto i costi da lavoro scendere del 17%, dunque a rischio è l'operatività stessa della banca. Alzando le uscite intorno a quota 5 mila l'effetto sui costi, secondo il quotidiano, salirebbe a -654 milioni (circa mezzo miliardo in più rispetto al piano di ottobre), pari al 18% sulla base costi del 2016, migliorando sensibilmente il 54,5% di cost/income che la banca si era data come obiettivo per il 2019 e che ora per il 2021 potrebbe essere ritoccato.

"II piano dovrà riallineare previsioni di ricavo e costo, avendo atteggiamenti molto più stringenti. Dobbiamo arrivare a un giusto compromesso, che dia possibilità alla banca di riprendere un percorso", ha affermato di recente il ceo della banca Marco Morelli all'assemblea dei soci (solo in veste ordinaria, poiché non si è raggiunto il quorum per la parte straordinaria) di ieri a Siena. Il piano, in fase di negoziazione con le autorità europee, sarà "radicalmente diverso da quello che la banca aveva presentato al mercato", ha aggiunto Morelli. L'obiettivo della banca rimane quello di evitare i licenziamenti.

I sindacati si sono già schierati dicendo no a ulteriori sacrifici per i lavoratori sia in termini occupazionali che in termini economici rispetto a quelli già previsti dal piano. Allo stesso tempo le sigle chiedono un'operazione trasparenza sugli emolumenti del management. "Ricordiamo all'assemblea che in molteplici occasioni è stato richiesto il dettaglio degli emolumenti di tutti i top manager: retribuzione annua, bonus di ingresso, clausole di retention, patti di non concorrenza, eventuali stock option o performance shares. Lo chiediamo ancora una volta, in questa sede, invocando un'operazione di trasparenza da parte del management che può portare solo benefici, in termini di clima interno e di motivazione del personale", hanno ribadito i sindacati, con un intervento, unitario, in assemblea letto dal segretario Uilca responsabile di Mps Carlo Magni. "Come dipendenti soci, e come rappresentanti dei lavoratori, riteniamo essenziale che i principi di equità salariale e di rigore nel contenimento dei costi siano valori uguali per tutti, nessuno escluso, in un momento tanto delicato per la vita della banca", hanno aggiunto le sette sigle del credito Fabi, Fisac, First Cisl, Uilca, Sinfub, Ugl Credito e Unità sindacale.

Eppure per Morelli è fondamentale tenere sottocchio i conti. "Ci vorranno anni per recuperare i 28 miliardi di raccolta persa nel 2016", ha risposto a un socio in assemblea. "La banca ora deve guardare avanti". Intanto è stata la confermato anche il deficit patrimoniale di 8,8 miliardi indicato lo scorso dicembre dalla Bce. L'obiettivo è attuare la ricapitalizzazione precauzionale, cioè l'ingresso dello Stato nel capitale della banca attraverso un aumento riservato da circa sei miliardi. Un apporto che, sommato alla conversione delle obbligazioni subordinate dell'istituto, dovrebbe coprire il fabbisogno patrimoniale da 8,8 miliardi. La procedura (disciplinata dalla direttiva europea Brrd) non ha precedenti e proprio per questo il lavoro delle diplomazie e dei tecnici è particolarmente complicato. Secondo il top management di Mps i miliardi previsti per la ricapitalizzazione sarebbero sufficienti per coprire le perdite derivanti dalla dismissione dei crediti non performanti. Tale cessione però è prevista soltanto in un momento successivo all'ingresso dello Stato perciò è difficile ora procedere con una stima. Sul fronte delle sofferenze l'ipotesi più accreditata è l'intervento di Atlante 2 con l'acquisto di circa mezzo miliardo di tranche junior.



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