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News e Analisi

Mps, è braccio di ferro sugli esuberi

Vicina la cessione di 29 miliardi di Npl con Fonspa alleato di Atlante

Clarissa Satta
giovedì 18 maggio 2017 13:35

Si prova ad accelerare sul dossier Mps, la terza banca italiana che attende di essere salvata tramite una ricapitalizzazione precauzionale da parte dello Stato. Questa volta il copo di reni parte dalla cessione della mole di sofferenze: 29 miliardi per la precisione che da mesi attendono, senza successo, di essere venduti. Protagonista della partita sarà il Fondo Atlante che investirà, secondo indiscrezioni, più di un miliardo per il 51% delle cosiddette junior notes. Nell'impresa il titanico fondo di Quaestio Sgr dovrebbe essere affiancato da Fonspa che già nel 2016 eseguì la perizia sui crediti Mps nel tentativo - poi finito male - di salvataggio attraverso risorse private.

Se questo è il primo tassello del colpo di acceleratore sulla questione, non è certo l'unico. Dopo tre mesi di trattative, il nuovo piano quinquennale del Monte dei Paschi è agli ultimi ritocchi: la settimana prossima dovrebbe finalmente essere quella buona per il via libera della struttura tecnica della Dg Comp. A quel punto la parola passerebbe alla Commissione vera e propria, chiamata a ratificare la decisione con una rapida istruttoria e un ultimo via libera formale previsto per la metà di giugno; giusto in tempo per consentire al Tesoro di emanare i due decreti che mancano per l'ingresso dello Stato: il primo dettaglierà il burden sharing, il secondo disciplinerà l'aumento (consentendo così di non dover convocare una nuova assemblea) e aprirà le porte al capitale pubblico. Una ventata di positività era già arrivata per voce dei protagonisti.

"Non possiamo che essere nutriti di grande ottimismo", ha detto l'altrieri il presidente della banca, Alessandro Falciai, in merito alle trattative in corso fra la Ue e il governo italiano per la ricapitalizzazione precauzionale attraverso i fondi pubblici. Parole, le sue, arrivate dopo quelle del responsabile della Segreteria tecnica del Mef, Fabrizio Pagani, che martedì aveva ipotizzato che nelle prossime settimane si dovrebbe giungere a una decisione della Commissione. Che a sua volta, sempre martedì sera, ha parlato di "progressi" nel confronto al tavolo allargato.

È stata poi la Commissaria Ue alla Concorrenza Margrethe Vestager a confermare i progressi. Il dossier Mps "sta facendo passi avanti", ha spiegato in una intervista al quotidiano La Stampa. "Ogni volta che una banca ottiene aiuti di Stato sotto forma di ricapitalizzazione precauzionale, o in altri modi, dopo un burden sharing o anche dopo un bail-in in caso di risoluzione, bisogna evitare che i soldi dei contribuenti siano sprecati. Va garantita la redditività. Quindi bisogna fare in modo che entrino più soldi dal mercato oppure controllare i costi. La discussione è su entrambi i fronti", spiega la numero uno dell'Antitrust europeo. "Quindi quando si parla di ridurre i costi si finisce sempre sul numero dei lavoratori, ma anche sugli stipendi dei dirigenti. È sempre stato così per tutti i casi simili finiti sul tavolo della Commissione dalla crisi finanziaria: circa 120 casi. E purtroppo è sempre molto molto doloroso per le persone coinvolte e per le regioni in cui ciò accade", sottolinea Vestager. Sugli ulteriori approfondimenti decisi dalla Bce sulla qualità dell'attivo della banca senese "noi e la Bce abbiamo diverse responsabilità. Loro fanno il loro lavoro e noi facciamo il nostro. Se ritengono necessarie ulteriori discussioni, spetta a loro dirlo in base alle responsabilità di vigilanza", conclude la Commissaria.

Nel piano che Rocca Salimbeni ha già presentato al mercato si prevede un utile di 1,1 miliardi a fronte di 2.600 esuberi al 2019; ma ora questi numeri sono in via di modifica. Più precisamente non più tardi di sei mesi fa il top management dell'istituto senese aveva spiegato al mercato che la banca avrebbe ridotto il numero degli addetti dai 25.200 di fine 2016 a quota 22.600, grazie a 450 pensionamenti, 300 nuovi ingressi e 2.450 uscite anticipate, per cui era stato predisposto un fondo di solidarietà di 550 milioni. Muoversi da questi valori, così come ha chiesto la Commissione europea che ragiona per obiettivi, non è facile. Nelle scorse settimane si cercava una mediazione su un valore intorno alle 5-6 mila unità, ma spalmate sui cinque anni e non più su tre, con un impatto dunque diluito nel tempo. Ora, invece, sembra che la richiesta di Bruxelles sia partita da oltre 10mila unità (sui 25mila addetti attuali); ma il ceo Morelli avrebbe ribadito che senza una rete sufficiente la banca non potrà mai tornare a produrre reddito e aprire quindi le strade all'uscita dello Stato. Il Monte è già reduce da un quadriennio, il 2012-15, che ha visto i costi da lavoro scendere del 17%, dunque a rischio è l'operatività stessa della banca. Alzando le uscite intorno a quota 5 mila l'effetto sui costi salirebbe a -654 milioni (circa mezzo miliardo in più rispetto al piano di ottobre), pari al 18% sulla base costi del 2016, migliorando sensibilmente il 54,5% di cost/income che la banca si era data come obiettivo per il 2019 e che ora per il 2021 potrebbe essere ritoccato. Non è difficile fare la proporzione con uscite quasi raddoppiate. "II piano dovrà riallineare previsioni di ricavo e costo, avendo atteggiamenti molto più stringenti. Dobbiamo arrivare a un giusto compromesso, che dia possibilità alla banca di riprendere un percorso", ha affermato di recente il ceo della banca Marco Morelli all'assemblea dei soci a Siena. Il piano, in fase di negoziaizione con le autorità europee, sarà "radicalmente diverso da quello che la banca aveva presentato al mercato", ha aggiunto Morelli.

L'obiettivo della banca rimane quello di evitare i licenziamenti. I sindacati si sono già schierati dicendo no a ulteriori sacrifici per i lavoratori sia in termini occupazionali che in termini economici rispetto a quelli già previsti dal piano. Allo stesso tempo le sigle chiedono un'operazione trasparenza sugli emolumenti del management.



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