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News e Analisi

Telecom e sindacati tornano al tavolo

L'ad Genish incontra a Roma i rappresentanti dei lavoratori per illustrare il progetto dello scorporo. Riunione interlocutoria, dal manager rassicurazioni sul perimetro del gruppo

Mirko Molteni
lunedì 12 febbraio 2018 14:24

(Aggiornato alle ore 21) - Si è svolto oggi l'atteso incontro fra l'amministratore delegato della Telecom, l'israeliano Amos Genish, e i segretari generali dei sindacati Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom.

La riunione si è protratta fino a sera inoltrata. Secondo quanto si è appreso, si è trattato di un incontro interlocutorio. Genish avrebbe rassicurato i vertici del sindacato, spiegando loro che "il valore complessivo e il perimetro del gruppo non è in discussione". Per i sindacalisti è stato "un primo passo". L'Ad si è reso disponibile a continuare a coinvolgerli nel monitorare l'avanzamento del piano, anche se ha ribadito che ci vorrà almeno un anno per realizzarlo.

Le parti si sono riunite intorno a un tavolo nella sede di Roma del gruppo di telecomunicazioni, in Corso d'Italia, per parlare della situazione lavorativa dei dipendenti, riferendo in particolare sulle possibili conseguenze dello scorporo della rete. I sindacati vogliono capire se i piani di uscita discussi nelle settimane precedenti possano essere sballati in qualche modo dalla confermata volontà di scorporare legalmente dal gruppo la rete fissa, come chiesto dal governo.

Circa gli assetti occupazionali, si sa che Telecom propone ai sindacati 4000 prepensionamenti sulla base dell'articolo 4 della legge Fornero, elevabili a 5000, da attuare entro la fine del 2018. In più, fino a 2.500 esodi incentivati entro il 2020. Nel complesso si tratta suppergiù di una cifra tra 6.500 e 7.500 persone. Sono d'altro canto in programma circa 2000 assunzioni, che verrebbero finanziate con 20 minuti al giorno di solidarietà espansiva per tutto il personale.

I rappresentanti dei lavoratori, in linea di massima, si sono finora confrontati abbastanza tranquillamente con l'azienda, avanzando domande a cui Tim risponderà entro 10-15 giorni, nell'ottica di arrivare alla firma dell'accordo entro il 6 marzo.

Quando però la settimana scorsa, il 7 febbraio, Genish stesso ha incontrato il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, annunciando che Telecom provvederà a costituire la rete come società legalmente distinta, venendo così incontro alle istanze del governo e dell'Agcom, i sindacati hanno cominciato a temere che le variazioni di "perimetro aziendale" possano avere ripercussioni impreviste sull'occupazione.

Il segretario della Uilcom, ad esempio, Salvo Ugliarolo, in vista del nuovo round di negoziati, aveva spiegato : "Vogliamo capire cosa succede e qual è l'eventuale impatto di questa scelta. Il dialogo si è fermato perché vogliamo capire cosa succede. Cosa accadrà fra uno o due anni?". Il timore dei rappresentanti dei lavoratori è che, se anche la nuova società della rete si configurasse per il momento come una società con azionariato partecipato fra Open Fiber, Cassa depositi e prestiti e una parte ancora Tim, nel futuro questi assetti possano cambiare, col subentro di nuovi investitori che non si sentano vincolati ad accordi altrui.

L'incontro di oggi pomeriggio ha visto dunque Genish impegnato a illustrare alle sigle dei lavoratori tutti i dettagli dello scorporo, soprattutto in tema di personale. Ma non è l'unico dossier "caldo" in questi giorni per Telecom, dato che uno dei membri principali del cda, il vicepresidente Giuseppe Recchi, ha da giorni annunciato che lascerà i suoi incarichi operativi, pur restandone membro. Bisogna trovare un suo sostituto a livello operativo, che possa godere come Recchi del NOS, il Nulla osta di segretezza, richiesto dal governo italiano dato il carattere strategico dell'azienda. E ci vuole un altro italiano, prezioso in un'azienda permeata dai francesi del gruppo Vivendi. Si è fatto il nome di Franco Bernabè, ma per ora nessuna certezza.



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