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News e Analisi

Telecom: lo scontro farà bene all'azienda?

Elliott guadagna terreno nella conta per l'assemblea del 24 aprile. Ma si profila un lungo braccio di ferro

S. N.
lunedì 16 aprile 2018 10:55

(Aggiornato dopo la chiusura di Borsa) - Riflettori sempre puntati su Telecom Italia quando manca circa una settimana all'assemblea del 24 aprile. I prossimi giorni saranno densi di colpi di scena e anche il titolo in Borsa sembra accorgersene, recuperando un po' di terreno dopo la recente debolezza (-0,5% nell'ultima ottava contro il +1,75% del Ftse Mib, complice il clima di attesa).

A Piazza Affari Telecom chiude con +0,35% a 0,851 euro con il Ftse Mib invariato.

Proprio in vista di questa assise, sarebbe stato depositato il 68% del capitale. Si allargherebbe in particolare il fronte pro-Elliott, che conterebbe già sull'appoggio del 34,35% del capitale, fra cui spunta una quota dell'1% del fondo attivista tedesco Svm (già presente in Retelit).

Pendono però i ricorsi di Tim e Vivendi in Tribunale contro l'integrazione dell'ordine del giorno dell'assemblea del 24 aprile, accolta dal Collegio sindacale, che prevede il voto sulla sostituzione di 6 consiglieri Vivendi con la lista predisposta dal fondo Elliott. Oggi potrebbe emergere qualche dettaglio in più sul fronte giudiziario, ma pare in ogni caso sicuro che la decisione (non facile) delle toghe arriverà in tempo utile.

La lotta è furibonda. Se il giudice accogliesse il ricorso d'urgenza di Tim e Vivendi, salterebbe il voto sulla revoca dei consiglieri nell'assemblea del 24 aprile. Lo scontro si sposterebbe nell'assemblea già prevista dal Cda il prossimo 4 maggio per il rinnovo integrale del consiglio con il meccanismo del voto di lista. Due gli schieramenti contrapposti. Il primo, targato Vivendi, ricalca in parte il board uscente: ne fanno parte l'ad Amos Genish, Arnaud de Puyfontaine (senza cariche esecutive), Franco Bernabè, Marella Moretti, Frédéric Crépin, Michele Valensise, Giuseppina Capaldo, Anna Jones, Camilla Antonini, Stéphane Roussell. Il fondo Usa Elliott inserisce in lista (anch'essa di maggioranza) i sei candidati proposti il 24 aprile cui se ne aggiungono altri quattro: Fulvio Conti, Alfredo Altavilla, Massimo Ferrari, Paola Giannotti, Luigi Gubitosi, Paola Bonomo, Maria Elena Cappello, Lucia Morselli, Davide Roscini, Rocco Sabelli.

Se il ricorso fosse invece respinto, l'hedge fund con l'appoggio di altri fondi e della stessa Cdp (salita al 4,26% della società) potrebbe ottenere la revoca e la nomina di sei amministratori il 24 aprile. Il nuovo cda potrebbe annullare l'assemblea del 4 maggio, ma Vivendi non starebbe a guardare: impugnerebbe, e potrebbe puntare a una nuova assise che stando ai tempi tecnici potrebbe arrivare a metà giugno.

Insomma uno scontro lungo e lacerante, verosimilmente non positivo per l'attività della compagnia. Al punto che è stato ipotizzato un possibile accordo, anche se in questo momento sembra tutt'altro che maturo.

In questo scenario si registrano alcune dichiarazioni rilasciate nel fine settimana dal ministro uscente per lo Sviluppo economico Carlo Calenda. il ministro afferma che la "Cdp è intervenuta per supportare un progetto che vuole trasformare Tim in una public company e scorporare la rete, non per prendere il controllo dell'azienda". Vivendi "è stato un pessimo azionista - ha attaccato Calenda - e l'Italia ha bisogno di una rete unica forte capace di mobilitare investimenti. Sono favorevole agli investimenti esteri, ma questo non vuol dire rimanere inerti quando dimostrano di distruggere valore piuttosto che crearlo, soprattutto quando in ballo c'è un interesse strategico". Lo Stato pertanto, secondo Calenda, "dovrà avere una presenza, ma non necessariamente il controllo. La rete telefonica dovrà essere come quella del gas, dell'elettricità, dell'acqua. Sarà una garanzia per tutti gli operatori".

Da segnare anche la data di giovedì, con l'assemblea generale di Vivendi che potrebbe spingere Vincent Bolloré a qualche commento sulla vicenda. E su una "campagna d'Italia" che fra Tim e Mediaset vede i francesi impantanati con gli stivali nel fango.



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