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News e Analisi

Telecom: né fusione con Open Fiber, né Ipo

L'ad Genish incontrando i sindacati conferma che la nuova società della rete avrà capitale tutto Tim. L'Agcom attende di vedere il piano nero su bianco

Mirko Molteni
martedì 13 febbraio 2018 17:36

(Aggiornato dopo la chiusura di Borsa) - All'indomani dell'incontro a Roma fra l'amministratore delegato di Telecom, Amos Genish, e i rappresentanti delle maggiori sigle sindacali di categoria, ovvero Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom, si conferma che l'annunciato scorporo della rete dal gruppo non intaccherà il cosiddetto "perimetro aziendale".

Nel rassicurare i sindacati fugando eventuali conseguenze sul piano occupazionale, l'ad ha spiegato che lo scorporo sarà un provvedimento più tecnico che finanziario, volto a soddisfare le istanze dell'Agcom e che verrà presentato ufficialmente nel cda di Telecom del 6 marzo, per poi essere sottoposto all'esame della suddetta autorithy, la quale esprimerà una sua valutazione su di esso entro il 30 giugno.

Genish ha ribadito che la nuova società di rete avrà un capitale al 100% Telecom, senza alcuna fusione con Open Fiber e senza nemmeno pensare a una sua quotazione in Borsa. Dal punto di vista lavorativo, assorbirà i circa 20.000 dipendenti Tim che attualmente già si occupano della rete. Sembra così tramontare l'ipotesi ventilata negli ultimi mesi di una rete con pacchetto azionario eventualmente frammentato fra Telecom, Open Fiber e la stessa Cassa Depositi e Prestiti che con Enel forma la joint Open. Del resto, lo stesso ad di Enel, Francesco Starace, aveva già rigettato voci di una partecipazione alla rete scorporata Tim.

Scendendo nel dettaglio, l'ad ha così delineato l'organizzazione industriale: "E' prevista la separazione legale della rete di Tim, la creazione di una "netco", proprietaria dell'infrastruttura fino all'ultimo miglio, sia in rame che in fibra, interamente posseduta da Tim in questa fase, con un board indipendente e un proprio management".

Quanto ai sindacati, sono stati tranquillizzati in buona sostanza da Genish, sebbene chiedano di coinvolgere il governo. Vito Vitale, segretario della Fistel Cisl, commenta: "Abbiamo preso atto delle precisazioni aziendali sul perimetro occupazionale e industriale che non viene modificato. Per la complessità della riorganizzazione crediamo sia necessario il coinvolgimento non solo dell'Agcom ma anche del Governo". Non verrebbe quindi toccato il previsto piano di 4000 prepensionamenti, elevabili a 5000, entro la fine del 2018. Oltre a 2.500 esodi incentivati entro il 2020. Nel complesso, tra 6.500 e 7.500 persone, uscite lenite però da 2000 assunzioni, finanziate con 20 minuti al giorno di solidarietà espansiva per tutto il personale.

Dal canto suo, il segretario della Uilcom, Salvo Ugliarolo ha dichiarato: "L'ad ha rassicurato sul fatto che l'obiettivo è rafforzare l'idea di sviluppo anche nei confronti delle sollecitazioni dell'autorità. Comunque il confronto prosegue e come sindacati manteniamo alta l'attenzione". Più cauto il presidente dell'Agcom, Angelo Marcello Cardani, che attende di avere sott'occhio il piano su documenti ufficiali: "Non ho nessuna intenzione di fare il guastafeste. Ho intenzione di fare il mio mestiere: se mi danno qualcosa di più io lo analizzo, non posso analizzare una lunga chiacchierata e degli appunti".

Frattanto, in ambito Telecom si segnalano indiscrezioni dell'agenzia Bloomberg secondo le quali il direttore della filiale brasiliana, Tim Brasil, che ha fatto registrare negli ultimi tempi risultati molto lusinghieri, si appresterebbe a lasciare l'incarico e rientrare in Italia. Si tratta di Stefano De Angelis, che, il condizionale è d'obbligo, avrebbe chiesto di tornare nel nostri paese entro il mese di luglio per "ragioni personali". Nulla più è dato sapere, per ora, se non che, in previsione dell'avvicendamento ai vertici di Tim Brasil, il gruppo stia iniziando a valutare vari candidati, fra cui, i manager, già operanti nella società sudamericana, Pietro Labriola e Adrian Calaza.

intanto il titolo telecom finisce oggi nel mirino dei realizzi, segnando a metà pomeriggio -2,65% a 68 centesimi, contro il -1,35% del Ftse Mib.



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