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News e Analisi

Telecom, scontro con Elliott è solo all'inizio

Convocata l'assemblea del 24 aprile, ora si attendono le mosse del fondo Usa che potrebbe essere già salito al 5% e mirare al 10% del gruppo. Rischio strascichi legali

Stefano Neri
lunedì 12 marzo 2018 10:01

(Aggiornato dopo la chiusura di Borsa) - Telecom resta sotto i riflettori dopo la convocazione ufficiale dell'assemblea del 24 aprile, avvenuta nel fine settimana. L'atto, per quanto dovuto, segna infatti l'avvio del braccio di ferro tra gli azionisti di Vivendi e gli sfidanti del fondo Elliott, che si propongono con le loro manovre di disarcionare i francesi e rivedere i piani del gruppo italiano delle tlc.

Ora scattano i dieci giorni di tempo (partiti sabato) entro i quali il fondo attivista Usa potrà chiedere l'integrazione dell'ordine del giorno, ponendo all'esame dell'assemblea il tema della revoca di alcuni dei consiglieri espressione di Vivendi, a partire dal presidente Arnaud de Puyfontaine e dell'Ad Amos Genish, ma anche di Hervé Philippe e Frédéric Crepin, rispettivamente direttore finanziario e capo dell'ufficio legale di Tim, e Félicité Herzog, per cui è circolata una rosa di nomi italiani.

Fra questi possibili nuovi consiglieri, in particolare, Paolo Dal Pino e Fulvio Conti vengono dati per certi, in quanto il primo avrebbe in corso contatti con Elliott da mesi, mentre Conti avrebbe dato semplicemente la sua disponibilità.

Il fondo avrebbe anche respinto un ramoscello d'ulivo offertogli da Vivendi ossia spazio in Cda e la cessione di attività non strategiche. E per essere certi di pesare in assemblea gli americani avrebbero già contattato Norges e Blackrock, che assieme detengono il 9% del gruppo.

Elliott potrebbe chiedere di revocare da cinque a sette consiglieri, ma non di più perché altrimenti decadrebbe l'intero Cda. Proprio quest'ultima ipotesi potrebbe essere un'arma nelle mani di Vivendi. E cioè le dimissioni della maggioranza degli amministratori (appunto 8 su 15) per far decadere il Consiglio.

In questo caso dovrebbe essere convocata una nuova assemblea, successiva a quella del 24 aprile, per rinnovare il board con il voto di lista. Vivendi potrebbe far pesare il suo 24% e rieleggere con certezza cinque suoi consiglieri. Inoltre avrebbe più tempo per studiare la vera contromossa, con indiscrezioni che evocano addirittura l'alleanza con la francese Orange o la spagnola Telefonica, quest'ultima più volte a un passo dalla fusione con Telecom senza essersi però mai concretizzata fino alla definitiva cessione della propria quota a Vivendi nel 2014.

In ogni caso ci sarà battaglia e non è da escludere che questa possa finire in tribunale, aprendo per Vivendi, già alle prese con il caso Mediaset e con le contestazioni del governo sfociate nel golden power, in un nuovo contenzioso in Italia.

Nelle prossime settimane non mancheranno quindi i colpi di scena, mentre le mosse dell'hedge fund guidato da Paul Singer hanno acceso la speculazione sul titolo Telecom, in rialzo a Piazza Affari del 14,8% nell'ultima settimana. Elliott si starebbe costruendo una posizione, tra azioni, opzioni e derivati, sopra il 10%. Secondo la normativa italiana il fondo dovrà rendere nota la sua partecipazione aggregata solo quando supererà il 5% del capitale. E potrebbe essere questione di ore.

Intanto in Borsa si registra volatilità, con le azioni Telecom che dopo una buona partenza, con rialzi superiori all'1%, perdono quota e terminano in ribasso dell'1,4% a 82 centesimi, contro il +0,08% del Ftse Mib.



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