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News e Analisi

Telecom sull'orlo di una guerra interna

I sindaci della compagnia di telecomunicazioni starebbero pensando di portare in tribunale la loro contrarietà alla joint-venture con Canal Plus, la pay tv già controllata dal maggior azionista Tim, Vivendi

Mirko Molteni
giovedì 21 dicembre 2017 12:10

Mentre Telecom deve affrontare il confronto con le autorità italiane per la questione dello scorporo della rete e del golden power governativo, si aggiunge per la compagnia di telecomunicazioni una possibile spaccatura interna dovuta alla diatriba sulla joint-venture con Canal Plus, la televisione francese a pagamento che appartiene, guardacaso, proprio al gruppo Vivendi, azionista di maggioranza relativa di Tim al 23,9% del pacchetto.

E' il collegio sindacale di Telecom a opporsi, valutando in queste ore, dopo aver sentito la Consob, se impugnare in tribunale la delibera del consiglio d'amministrazione Tim dello scorso 5 dicembre, in cui proprio i 10 consiglieri espressi da Vivendi, hanno approvato la sinergia con al pay-tv d'Oltralpe, mentre i consiglieri di minoranza si sono astenuti, nel caso di Ferruccio Borsani, Dario Frigerio e Danilo Vivarelli, oppure hanno espresso voto contrario, come Lucia Calvosa e Francesca Cornelli. L'accordo Tim-Canal Plus, inizialmente concepito per durare sei anni, è stato per ora ridotto a un triennio e prevede che nella joint-venture il gruppo italiano conti per il 60%, quello francese per il 40%, ma ai francesi andrebbe il vantaggio di poteri di veto in vari casi, come a riaffermare che, per interposta persona, Vivendi in pratica si assicurerebbe un controllo ancora maggiore su Tim.

I sindaci hanno inoltrato un esposto alla Consob e hanno chiesto che si rifacessero le procedure, previste per le operazioni definite "di maggiore rilevanza", mentre i consiglieri in quota Vivendi avevano fatto passare la delibera come relativa a una questione "di minore rilevanza". Poiché però l'esposto alla Consob produrrebbe solo una sanzione amministrativa, ma in pratica non interverrebbe nel modificare la delibera, nelle ultime ore i sindaci starebbero pensando proprio di portare la vicenda in tribunale, sperando di assicurare una certa coercitività.

Telecom, del resto, porta avanti l'accordo con Canal Plus in parallelo alla trattativa per l'acquisto di contenuti multimediali, lungo un arco previsto di sei anni, da Mediaset, per un valore di 460 milioni che potrebbe aumentare fino a 560 milioni, circa, includendo anche le partite di calcio dei maggiori campionati.

Come è noto la preponderanza francese in un'azienda strategica per le telecomunicazioni del paese come Telecom ha da tempo messo in allarme il governo che si riserva di usare l'opzione del golden power, nonché premere per lo scorporo della rete fissa telefonica. E proprio ieri si è insediato il nuovo cda dell'organo di vigilanza sulla rete, con presidente Maurizio Mensi e i due nuovi consiglieri Francesco Sclafani e Gianni Orlandi, aggiunti ai quelli indicati da Telecom Italia, Giovanni Amendola e Fabio Di Marco.

Da giorni il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda sta pressando l'ad di Tim, Amos Genish, sullo scorporo della rete, anche col loro ultimo incontro del 13 dicembre. E si prospetta entro il 16 gennaio 2018 la preparazione di un piano governativo sul golden power da parte di un comitato che sarò formato da esperti dei ministeri degli Interni, della Difesa e dello Sviluppo economico. Poiché, tuttavia, si pensa che l'effettiva opzione verrebbe applicata verso giugno, Telecom teme che il golden power possa far sballare le sue previsioni di piano industriale che esse saranno ufficializzate già nel cda del 6 marzo. Con sul collo il fiato del governo, insomma, a Telecom non mancava certo l'aggiungersi di una diatriba interna relativa a Canal Plus.



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