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News e Analisi

Telecom, sindacati perplessi su piano e rete

Ugliarolo di Uilcom interpellato da Finanza Report teme "una bomba", fra egemonia Vivendi e avanzata del fondo Elliott. Il 13 marzo incontro con rischio rottura e agitazione

Mirko Molteni
mercoledì 7 marzo 2018 17:52

All'indomani del consiglio d'amministrazione con cui Telecom e l'amministratore delegato Amos Genish hanno approvato il nuovo piano industriale e la separazione della rete, misure presentate oggi, l'attenzione si sposta sull'incontro il 13 marzo coi sindacati di categoria Uilcom, Fistel Cisl e Slc Cgil. Genish ha anticipato che il miglioramento dell'efficienza verrà conseguito con una struttura più snella: "Siamo in trattativa con i sindacati. Intravedo riduzioni dei dipendenti full time negli anni a venire ma potrò spiegare quando avrò una comprensione migliore con i sindacati per identificare i numeri corretti. Ad oggi non abbiamo licenziamenti e cerchiamo un confronto costruttivo con i sindacati".

Gli esuberi, sul totale di 50.000 dipendenti del gruppo, prevedono 4.000 prepensionamenti sulla base dell'articolo 4 della legge Fornero, più 2.500 esodi incentivati. Ma anche 2.000 assunzioni finanziate con 20 minuti al giorno di solidarietà espansiva per tutto il personale, a cui i sindacati sono contrari. Le parti sociali restano perplesse anche sullo scorporo della rete mediante una società ad hoc con capitale Telecom al 100%. Garanzia che si teme provvisoria, dato che nessuno assicura cosa potrebbe accadere con mutamenti nei pacchetti azionari. Finora, con quasi il 24% delle quote, è ancora la francese Vivendi a dettar legge, ma avanza il fondo Elliott.

Ne abbiamo parlato con il segretario della Uilcom, Salvo Ugliarolo, che ci spiega come accordi con Telecom potrebbero non essere più ritenuti validi se subentrassero in futuro parti che non se ne sentissero vincolate. Perciò si sente la necessità di un forte ruolo pubblico come arbitro. Dice: "Il cda di ieri, durato fino a notte, ha dato ufficialità allo scorporo della rete di cui già si parlava, con una società per la quale vogliamo però più garanzie. Ma al punto in cui siamo, è anche il governo che deve impegnarsi in prima persona, anziché starsene in sordina ad applaudire allo scorporo. Chi ci dice che gli impegni presi oggi non verranno disattesi in futuro a causa di un cambiamento nel board dell'azienda? A conferma di queste preoccupazioni abbiamo visto proprio in questi giorni l'espansione nell'azionariato Tim del fondo Elliott. Giudicare Elliott di per sé è ancora prematuro, se potrà essere un contrappeso a Vivendi oppure no. Ma di certo questa vicenda indica che gli equilibri di forza all'interno del gruppo possono cambiare anche molto in fretta. E' innegabile, a mio parere, che Elliott cercherà presto di avere voce in capitolo nel cda, sempre che già non sia sponsorizzato da qualcuno dei consiglieri indipendenti".

Ugliarolo, in sostanza, vede un alto rischio che la politica dell'azienda possa mutare indirizzo anche in modo imprevisto. E non senza rilevare che l'egemonia francese nel gruppo potrebbe penalizzare i più generali interessi dei lavoratori italiani, ragione in più secondo lui perché il governo di Roma si faccia sentire: "Telecom rischia di diventare una 'bomba', se posso usare un'espressione un po' forte, nel senso che, da un lato non si sa per certo cosa accadrà alla rete scorporata, coi suoi 20.000 dipendenti. E l'incertezza sul futuro è alimentata anche dal fatto che da quando Vivendi è il principale azionista, i francesi hanno cambiato cinque amministratori delegati in soli tre anni. Dall'altro, la stessa nomina di un uomo di Vivendi, il francese Michel Sibony, a direttore acquisti di Telecom sta creando un vero subbuglio in tutto l'indotto, tanto più che lui sta cercando di aprire a fornitori, guardacaso, provenienti dalla Francia, col risultato di mettere a rischio quei 50.000 posti di lavoro delle aziende che formano l'indotto del gruppo Tim. Qui si rivela mancante proprio il ruolo del governo, per adesso ancora quello uscente del premier Paolo Gentiloni. Vogliamo che anche le istituzioni siano davvero della partita indicendo un tavolo comune fra governo, azienda e sindacati, sotto la regia del governo stesso, a tutela dei posti di lavoro e anche di assetti strategici per tutto il paese".

E' quindi chiedendo massima chiarezza che i sindacati si apprestano a incontrare l'azienda fra sei giorni, pronti a rompere la trattativa, se necessario, come conclude Ugliarolo: "Il 13 marzo noi ci presenteremo all'incontro decisi a promettere lo stato d'agitazione se, come temiamo, la trattativa dovesse andare male. In quell'occasione ci verranno illustrate tutte le linee guida del piano industriale e noi ribadiremo la contrarietà al ricorso alla solidarietà espansiva, con meno 20 minuti per i dipendenti. Una soluzione che, peraltro, penalizzerebbe le coperture assicurative per i lavoratori. L'azienda potrebbe rispondere con una cassa integrazione decisa unilateralmente e noi siamo pronti a indire l'agitazione sia per i lavoratori Telecom che per tutti quelli dell'indotto, ossia per un bacino di almeno 100.000 persone".



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