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News e Analisi

Banche, Unicredit e Intesa Sp nella mischia del risiko europeo

Se il gioco delle aggregazioni partirà, i due colossi italiani avranno o no un ruolo attivo? Sono molte le domande ma intanto qualcosa di muove al di fuori dei confini nazionali

Rosario Murgida
venerdì 25 maggio 2018 16:11

Si torna a parlare di risiko bancario a livello europeo e ovviamente non si può non puntare le attenzioni sulle due maggiori banche italiane, Unicredit e Intesa Sanpaolo.

Che ruolo avranno? Quali posizioni terranno? Quale saranno le loro mosse? Sono molti punti interrogativi. Di Unicredit si sa solo che l'amministratore delegato Jean Pierre Mustier punta soprattutto sulla crescita organica e sull'implementazione dell'attuale piano industriale ma il nome della banca milanese è spesso emerso tra le possibili candidate alle aggregazioni. Ieri il presidente di Société Générale, Lorenzo Bini Smaghi, ha lanciato dei segnali verso Piazza Gae Aulenti pur senza fornire indicazioni chiare e precise.

Della possibile unione tra la banca parigina e Unicredit se ne parla comunque da tempo, così come in passato sono spuntate indiscrezioni sull'interesse di Mustier a rafforzare la posizione in Germania puntando le attenzioni su Commerzbank. Finora tutto è stato smentito ma non è escluso che Unicredit torni, in futuro, a riprendere la strada delle aggregazioni percorsa soprattutto sotto la guida di Alessandro Profumo.


Il ruolo di Intesa Sanpaolo nel risiko europeo dovrebbe essere invece marginale ma comunque rilevante. Indiscrezioni di qualsiasi natura non sono spuntate ma l'amministratore delegato Calo Messina non ha mai fatto mistero dell'intenzione di crescere all'estero anche se non tanto nel retail banking quanto in segmenti del mercato come il private banking e le gestioni patrimoniali. E in tal senso è emblematica la recente operazione che ha portato ad acquisire la svizzera Banque Morval. Nel caso di intesa Sanpaolo il bilancio gioca a favore di eventuali operazioni transfrontaliere. I conti della banca sono positivi da anni e ora la pulizia condotta con l'accordo con Intrum per la gestione delle sofferenze consente di avere una maggior flessibilità e solidità finanziaria.

Delle altre banche italiane ben poche possono avere la forza di perseguire la strada dell'espansione estera o comunque far gola a istituti esteri. In passato si è parlato di un interesse del Santander per Mps ma da Madrid sono arrivate sempre secche smentite. Gli istituti italiani, in particolare quelli di medie dimensioni, sono più che altro destinati a precedere con fusioni all'interno dei confini nazionali e comunque non prima di aver soddisfatto i diktat delle autorità europee sulle pulizie interne. Solo dopo potrebbero avere il desiderio di fare qualche sortita all'estero.



Del resto le possibili operazioni di fusione transfrontaliera generano la possibilità che qualche asset venga messo sul mercato per rispettare eventuali obblighi antitrust. Ma chi si sta muovendo con decisione? Di ufficiale non c'è nulla e comunque le indiscrezioni riguardano pochi colossi. Una riguarda la britannica Barclays e l'aggregazione con la connazionale Standard Chartered lanciata dal Financial Times. Sono solo voci non confermate che hanno riguardato anche il Credit Suisse e Deutsche Bank.

La banca tedesca non è detto, però, che si possa muovere nel breve termine se prima non completa il piano di ristrutturazione varato dal nuovo amministratore delegato Christian Sewing. E questo senza dimenticare come il governo tedesco abbia anche la possibilità di mettere in atto strategie dirigistiche pilotando magari una fusione con quella Commerzbank di cui controlla il 15% o preferendo la strada verso Parigi anche per rafforzare l'asse con la Francia.

E a Parigi risiedono la maggior banca europea, Bnp Paribas, e soprattutto Crédit Agricole, uno degli istituti che ha dimostrato maggior attivismo nella sua campagna di espansione come dimostrato in particolare in Italia con acquisizioni nel retail banking con le tre casse di risparmio di Rimini, Cesena e San Miniato, nel wealth management con Pioneer e nel private banking con Banca Leonardo. E proprio la 'banque verte' non ha mai fatto mistero di voler proseguire la sua campagna acquisti mostrando interesse proprio per Commerzabank.

Insomma il risiko può contare sulla possibile partecipazione di grandi colossi francesi, italiani e tedeschi senza dimenticare gli spagnoli Santander e Bbva. D'altronde, come affermato ieri da Bini Smaghi, le dimensioni sono fondamentale per contrastare la potenza delle grandi banche americane e anche le autorità europee sono ormai convinte della necessità di favorire fusioni transfrontaliere per creare campioni pan-europei e favorire la creazione di un mercato unico dei capitali.

L'avvio del risiko dipende però da numerose incognite ma prima bisogna completare i riassetti interni ai singoli comparti nazionali o allineare le varie normative. E tutto questo senza dimenticare come serva un cambio di atteggiamento da parte per esempio della Vigilanza della Bce.



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