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News e Analisi

Schiaffo a Vivendi, punterà su Telecom?

Dopo la sentenza dell'Agcom un anno di tempo per decidere ma 60 giorni per presentare un piano: le ipotesi in campo

Stefano Neri
mercoledì 19 aprile 2017 11:53

Un anno di tempo per scendere in Mediaset o in Telecom Italia: questo l'aut aut con cui si confronta a partire da oggi il colosso francese Vivendi, che si è visto contestare ieri sera dall'Agcom la violazione dell'art.43 del Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici (Tusmar).

I francesi cioè con le loro quote violano i tetti che impediscono la concentrazione nel settore media e telecomunicazioni.

Una scelta che si fa ancora più stringente, dal momento che Vivendi entro 60 giorni dovrà comunque presentare un piano sulle modalità con le quali intende adeguarsi alle indicazioni dell'Agcom.

Attualmente la società ha il 23,9% dei diritti di voto in Telecom (identica la quota del capitale), il 28,8% del capitale e il 29,9% dei diritti di voto in Mediaset, controllata da Fininvest con il 38,2% del capitale e il 39,7% dei diritti di voto.

Il gruppo del finanziere bretone Bolloré per ora ha preannunciato ricorso, ma starebbe già muovendo le sue carte. E sono in molti a pensare che i francesi manterranno il controllo di Telecom, su cui stanno rafforzando la presa proprio in queste settimane.

Del resto la sentenza di ieri sembra avere tolto definitivamente l'appeal speculativo su Mediaset, che stamani cede altro terreno a Piazza Affari: il titolo a fine mattinata perde oltre il 3% a 3,38 euro quando a dicembre scorso, durante la scalata francese, era arrivato a un massimo di 4,5 euro.

Telecom cede a sua volta terreno ma limita i danni a un -1% stamani.

Peraltro Mediaset risente anche dell'attesa per il Cda che approverà oggi una perdita sul 2016 che si spiega in larga misura con il mancato accordo con Vivendi sulla pay-tv Premium. Su questo fronte la sentenza di ieri potrebbe anche riavvicinare le parti, che in ogni caso si sono date appuntamento in Tribunale.

A favorire la permanenza in Telecom a scapito di Mediaset, come già anticipato la scorsa settimana, sarebbero principalmente ragioni di cassa: e cioè, dal punto di vista del prezzo pagato per le azioni, per Bollorè rinunciare a Mediaset avrebbe costi minori.

Quanto all'ipotesi di una cessione della quota in Telecom Italia ad Orange, rilanciata nelle ultime ore, questa incontrerebbe probabilmente il parere contrario del governo italiano. Ed è una mossa che potrebbe comunque essere semplicemente rimandata. "Riteniamo - si legge in una nota degli analisti di Equita - che la decisione di Agcom accelererà la ricerca di una soluzione e dopo le elezioni francesi potrebbe essere più chiaro il quadro politico per capire cosa farà Vivendi. La notizia è negativa perché riduce l'appeal speculativo su Mediaset nel breve termine". Equita conferma raccomandazione Hold e il target price a 4,3 euro su Mediaset, e rating buy con prezzo obiettivo a 1,27 euro su Telecom Italia.

Interessante anche l'analisi del quotidiano economico francese Les Echos. Se Vivendi deve abbandonare uno dei suoi due asset, sostiene il giornale, "avrebbe piuttosto interesse a cedere la quota in Mediaset per mantenere quella in Telecom Italia. Innanzitutto per delle ragioni finanziarie: contrariamente a quello di Telecom Italia, l'andamento in borsa del titolo Mediaset è risalito e quindi una cessione potrebbe offrire a Vivendi un'uscita onorabile. E poi la prospettiva di un accordo con la famiglia Berlusconi sembra bassa". Invece Bolloré, con la nuova strategia messa in campo da Telecom, "può potenzialmente scommettere su un miglioramento dell'andamento del titolo nei mesi a venire".

Per Le Monde "anche se Bolloré ha la scelta del gruppo nel quale disimpegnarsi -scrive il quotidiano francese-, in realtà un'unica opzione sembra possibile: quella di un ritiro parziale o totale di Mediaset. Infatti, Vivendi ha investito 3,9 miliardi di euro in Telecom Italia per una quota del 23,9% del capitale sociale e l'eventuale cessione di una quota espone il gruppo a un'importante minusvalenza". Il quotidiano osserva poi che "anche se l'Agcom con questa decisione rispetta la legge, è un segnale politico antifrancese chiaro e preciso". Questa decisione "arriva mentre le acquisizioni francesi in Italia in questi ultimi anni (52 miliardi di euro dal 2006 contro 7,6 miliardi di euro di acquisizioni italiane in Francia) nutrono una diffidenza crescente con richiami alla resistenza patriottica contro gli appetiti francesi".



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