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News e Politica

Fuga dall'euro? In Germania qualcuno ci pensa sul serio

Centinaia di economisti tedeschi lanciano avvertimenti. No alla riforma della governance europea e alle attuali politiche monetarie, ma solo lo status quo che conviene

Rosario Murgida
lunedì 28 maggio 2018 12:06

La Germania continua a voler dettare le proprie regole all'Europa. Più di 150 economici tedeschi, tra cui Juergen Stark, ex membro del comitato esecutivo della Bce, hanno infatti firmato un nuovo documento per rigettare le idee di riforma della governance europea e per criticare le politiche monetarie della Bce. Si tratta dell'ennesimo intervento dopo quello di aprile sull'opportunità di una procedura di uscita ordinata dall'euro.

Insomma la Germania, dall'alto del suo ruolo di locomotiva europea, continua a perseguire la sua egemonia politica nel Vecchio Continente, mentre l'alleato francese spinge per una riforma delle regole che rappresenti una spinta verso il rilancio dell'attuale Unione Europea.

La questione forse più importante è che ora, dalle parte di Berlino e dintorni, si inizia a ragionare anche sulla possibilità di definire le procedure necessarie per consentire a un Paese dell'area Euro di abbandonare la moneta unica.


Si tratta di uno scenario non previsto dagli attuali trattati ma sempre più emergente in scia al dibattito emerso non solo in Italia sulla conferma o meno dell'euro e soprattutto sulla riforma di una governance che da anni mostra pecche e problemi. A dimostrarlo è stato il caso della Grecia con l'ipotesi dell'uscita dall'euro più volte sollevata ma mai diventata reale.

In Germania, dunque, c'è qualcuno che sta iniziando a pensare seriamente di aprire le porte a una revisione dell'attuale perimetro dei Paesi appartenenti all'area. In fin dei conti è la replica di quell'idea dell'Europa a due velocità da sempre in circolazione in un Paese che mai ha visto di buon occhio l'adozione della moneta unica da parte dell'Italia.

Nel documento si chiede di definire le procedure di uscita non solo per i Paesi in difficoltà o intenzionati a fare un passo del genere ma anche per quella stessa Germania da sempre intransigente nell'accettare di condividere i rischi dell'Unione Europea con gli altri membri. La questione, che dovrebbe comunque seguire i tempi lunghi delle trattative ai massimi livelli dell'Europa, ha un impatto anche economico e in questo caso riguarda gli avanzi o i disavanzi della piattaforma Target2 che regola i flussi di pagamento tra le banche europee. Il governatore dell'Eurotower,
Mario Draghi, ha più volte ribadito che l'eventuale fuga dall'euro implicherebbe la necessità per i Paesi in disavanzo a saldare il deficit. E l'Italia oggi ne ha uno di circa 400 miliardi.



Con il documento gli economisti tedeschi mettono comunque in chiaro una posizione che la Germania tiene da tempo: no alla condivisione dei rischi perché indurrebbe a una deresponsabilizzazione dei Paesi sul fronte delle politiche di direzione del debito e di miglioramento del contesto bancario. Quindi non si deve pensare a un fondo monetario europeo né a sistemi comuni di garanzia dei depositi bancari né a un ministro delle Finanze comunitario.

E un altro no è rivolto ancora una volta alla Bce per le sue politiche monetarie ultraccomodanti perché non fanno altro che monetizzare il debito. Peccato che sia proprio la Germania ad averne visto i maggiori benefici negli ultimi anni grazie ai tassi di interesse negativi spuntati sulle sue emissioni.

Insomma nulla di nuovo se non fosse che il documento viene diffuso in un momento di forte tensione politica a livello europeo e con il vertice del Consiglio Europeo ormai alle porte. Del resto alla Germania conviene l'attuale status quo: eventuali riforme non andrebbero a suo vantaggio.

Per domande, dubbi e approfondimenti scrivete a redazione@finanzareport.it, le risposte saranno pubblicate nella sezione Le Vostre Domande.



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