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News e Attualità

Leonardo, a rischio l'italianità del gruppo

Dopo il taglio delle previsioni e il tonfo in Borsa si rinnovano le voci di una cordata della difesa a guida francese, in cambio della preminenza ottenuta da Fincantieri negli stabilimenti navali Stx

Mirko Molteni
martedì 14 novembre 2017 13:00

Sulla scia delle difficoltà di Leonardo nelle quotazioni di Borsa, che dopo il tonfo di venerdì scorso hanno ancora ieri visto bruciare circa 2 miliardi di euro di valore azionario, si rinnovano le voci del possibile inglobamento del colosso italiano dell'industria militare e aerospaziale in un gruppo internazionale a guida della francese Thales.

Lo si era già ipotizzato la scorsa primavera, poco dopo la nomina dell'ex-Mps Alessandro Profumo a nuovo amministratore delegato del gruppo italiano, provato dalla precedente inchiesta sulle presunte tangenti per la fornitura all'India di 12 elicotteri Agusta Westland.

All'epoca si vociferava, proprio a proposito del settore elicotteri, le cui incertezze di mercato sono state il motivo principale delle débacle in Borsa, che proprio la gloriosa Agusta Westland, non più indipendente come marchio dal 2015 potesse essere, attraverso le "larghe intese" coi francesi, "rigirata" al consorzio franco-tedesco dell'ala rotante Eurocopter. Non solo, si parlava anche di una possibile aggregazione del ramo aerospaziale Alenia Aermacchi, specializzato in sistemi spaziali e aeroplani ad ala fissa, con Airbus. Il tutto, si ipotizza, in cambio del via libera di Fincantieri, distinta da Leonardo, all'ingresso nei cantieri navali, civili e militari, Stx di Saint Nazaire con un accordo raggiunto tra PArigi e Roma che pone tuttavia una serie di paletti.

Del resto, ben si sa come, sebbene i due colossi dell'industria pesante, e strategica, nazionale, siano distinti, hanno in comune l'azionista guida, ovvero lo Stato, nella "persona" del Ministero dell'Economia e delle Finanze, il quale detiene ben il 71,6% di Fincantieri e il 30%, comunque di maggioranza relativa, di Leonardo.

Gli ultimi giorni hanno visto quadrare una serie di circostanze che accreditano tali interpretazioni. Da un lato i crolli in Borsa di Leonardo paiono giustificare l'idea che il gruppo ex-Finmeccanica, se davvero così in difficoltà, necessiti di alleanze forti per resistere alla concorrenza internazionale, specie in settori come quello degli elicotteri. Dall'altro, la collaborazione navale fra Fincantieri e i francesi di Naval Group si incarna in un ricco contratto comune per la marina militare del Canada, la quale per 47 miliardi di euro comprerà fino a 15 fregate. E nello specifico delle dotazioni di sistemi elettronici, come i radar, per le navi, parteciperà anche Leonardo. Sembra una ulteriore prova di fattibilità del plausibile "scambio" Italia-Francia con Fincantieri a guida della cantieristica Stx e una Leonardo accodata alla capofila Thales.

Certo, si pone l'interrogativo sulla "italianità" a rischio di un settore strategico-militare che va ben al di là delle implicazioni meramente commerciali. Lo stesso Profumo, in un'audizione in Parlamento riguardo all'affare canadese ha dichiarato: "Fincantieri fa gli scafi, Naval group i sistemi, come noi. E i francesi sono piuttosto bravi. Mi auguro che il progetto sia definito in modo tale da tutelare le specifiche competenze di Leonardo, che sono competenze di tutto il Paese. I francesi sono bravi a tutelare le loro competenze. Quindi sarà opportuna un'attività specifica per tutelare le nostre". Il problema, comunque, sarebbe quello di conciliare l'interesse nazionale tutelando, per quanto possibile, brevetti e competenze, tenuto conto che accordi del genere non sono mai irreversibili nella storia.

A favorire il "matrimonio" sarebbe anche l'esperienza di lavoro comune che Leonardo e Thales hanno già sviluppato negli ultimi dieci anni, quando ancora l'italiana era Finmeccanica, in due aziende cruciali come Thales Alenia Space, specializzata in sistemi per satelliti, in cui Thales la maggioranza col 67% e Leonardo il 33%, e come Telespazio, pure di ambito spaziale, ma più sul lato delle telecomunicazioni, in cui le posizioni sono esattamente invertite, con Leonardo al 67% e Thales al 33%. Proprio oggi Thales Alenia Space ha siglato il contratto con ArianeGroup, primo contraente per Ariane 6, per la progettazione, lo sviluppo, la qualifica e la produzione del trasmettitore telemetrico del nuovo lanciatore europeo.

I due soggetti, quindi, si conoscono bene da tempo, sia dal punto di vista delle filosofie e metodologie, sia dal punto di vista delle persone. E l'approccio ne risulta oltremodo facilitato.



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