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News e Attualità

Processo Mps, Fondazione sarà parte civile?

L'ente potrebbe presentarsi parte civile all'udienza del 17 luglio che vede imputati gli ex vertici e la stessa banca

Mirko Molteni
lunedì 9 luglio 2018 16:07

Si avvicina l'udienza del 17 luglio del processo di Milano per l'inchiesta su Monte dei Paschi di Siena e ci si chiede se la Fondazione Mps si presenterà parte civile contro la banca.

Nei giorni scorsi a chiederlo è stato il nuovo sindaco di Siena Luigi De Mossi, su suggerimento dell'avvocato Paolo Emilio Falaschi.

La Fondazione deve decidere entro questa settimana, poiché il tempo utile per presentare la richiesta di essere parte civile arriva fino a circa un paio di giorni prima dell'udienza, attorno al 15 luglio. Ma vi è ancora incertezza legata soprattutto ai mutamenti di assetti politici.

Al proposito, Finanza Report ha interpellato il portavoce dell'associazione di piccoli azionisti Buongoverno Mps, Maurizio Montigiani: "L'udienza di martedì prossimo è molto importante, poiché è la prima di tipo dibattimentale. Detto questo, non sono così sicuro che la Fondazione si farà parte civile, poiché ai suoi vertici siedono ancora i responsabili nominati sotto i precedenti equilibri politici".


Prosegue Montigiani: "La Fondazione oggi conta nell'azionariato di Mps per un solo 0,026% ovvero 39.000 azioni, una quota davvero esigua rispetto al 33-34% di 5-6 anni fa, ma certo sarebbe importante un suo pronunciarsi".

Intanto, prosegue il rappresentante dei piccoli azionisti, "il piano di ristrutturazione non sta andando come sperato. Basti sapere che il numero dei clienti è valutato attualmente sui 3 milioni e 800.000. Per confronto, nel 2014 se ne sbandieravano 6 milioni, scesi a 5 milioni già nel 2015, mentre a dicembre 2017, poco più di sei mesi fa, erano 3 milioni e 900.000. Anche continuare a chiudere filiali e sportelli è dannoso".

Quanto al processo, con l'udienza del 17 luglio prosegue l'inchiesta guidata dal gup Alessandra del Corvo che vede rinviati a giudizio gli ex-vertici Mps fra cui Alessandro Profumo e Fabrizio Viola per il caso dei derivati Alexandria e Santorini. Al proposito si ricorderà che nel frattempo è stata stralciata l'accusa per Profumo e Viola di aver ostacolato all'epoca la vigilanza di Consob e Banca d'Italia. Pur archiviata questa accusa, resta in piedi tutto il resto dell'inchiesta.



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